Economia in bianco e nero – ottobre 2014
Riccardo Barlaam

«Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita». Così recita un antico proverbio cinese. L’Africa nel 2040 avrà 1,1 miliardo di cittadini in età lavorativa, soprattutto giovani. Più di India e Cina. Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite, continua a ripetere come un mantra che istruzione, scuola e formazione professionale sono «il migliore investimento che i paesi africani possono fare per costruire ricchezza, crescita e realizzare delle società più eque».
Negli ultimi anni, in diversi paesi africani si sta facendo molto, con programmi di intervento a medio-lungo termine che hanno permesso significativi miglioramenti nei tassi di alfabetizzazione, nelle percentuali che registrano la permanenza scolastica, nel numero di laureati e di università africane. Aumentano anche gli studenti africani che si spingono fino a ottenere un master post-universitario, spesso in Occidente.
Come avviene all’Università di Bologna, alla Alma Graduate School, che da tre-quattro anni a questa parte offre borse di studio a studenti africani laureati per frequentare un Master in business administration in Italia.
Con una postilla ben precisa, nel regolamento, che dispone premi agli studenti vincitori: alla fine del Mba c’è l’obbligo di tornare in Africa per cercare o creare un lavoro; e riportare così a casa le competenze e i cervelli migliori per aiutare la crescita del proprio paese d’origine.
Tanti sono gli attori impegnati – governi, università, organizzazioni non governative, missionari, multinazionali, fondazioni – in questo processo legato al miglioramento dell’educazione.
Tuttavia la strada ancora da fare in Africa è ancora lunga. Secondo le ultime statistiche dell’Unicef, più di 58 milioni di bambini in tutto il mondo non frequentano le scuole. Soprattutto ragazze e bambine, alle quali in molti paesi è negato il diritto di base allo studio anche nelle scuole primarie. Circa metà di questi 58 milioni di giovani senza istruzione di base, in ogni caso, vive nei paesi dell’Africa subsahariana.
Sempre in Africa, si stima che ogni cinque ragazzi tra i 15 e i 24 anni, almeno due sia senza lavoro. Di questi, solo un terzo hanno completato la scuola primaria. Le percentuali di chi arriva al diploma di scuola superiore e a una laurea sono ancora basse, nonostante i miglioramenti recenti in tanti paesi.
Questo processo di declino degli indicatori sociali legati all’educazione è ancora più significativo, in termini negativi, se si considera che l’Africa è il continente dove ci sono alcuni tra i paesi a più rapida crescita economia del mondo: Ghana, Nigeria, Angola, Sudafrica. L’istruzione crea consapevolezza nell’individuo per i propri diritti. Crea professionalità e personalità. Aumenta, in definitiva, le chance di farcela, di affrancarsi dalla povertà assoluta. Offrire opportunità di lavoro all’enorme massa di persone che – come ricordato sopra – nei prossimi anni in Africa entrerà nell’età lavorativa significa anche porre le condizioni per una crescita economica sostenibile e duratura per l’intera regione.  Senza scuola e senza lavoro è più facile che attecchiscano i fondamentalismi, aumentino le diseguaglianze e i disordini sociali e, in definitiva, si creino nuovi conflitti.

 

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Molti gli attori impegnati nel cercare di migliorare il sistema educativo nei paesi africani. Ma le statistiche dicono che la metà dei 58 milioni di giovani senza istruzione di base vive nei paesi sotto il Sahara. Senza istruzione e senza lavoro è più facile che aumentino diseguaglianze e disordini sociali.