GIUFA’ – febbraio 2011
Gad Lerner

Pietà per Karima El Mahroug, detta Ruby, che ha conosciuto fin troppo l’umana miseria – materiale e morale – nei suoi pochi anni di vita. E pietà per tutte le altre, italiane o straniere, con o senza il permesso di soggiorno. Gravate da figli non desiderati, e magari tolti loro con l’affidamento sociale, oppure da genitori che le darebbero volentieri in pasto a un uomo che ha cinquant’anni più di loro, pur di trarne riscatto economico dopo una vita di stenti.

Pietà per le ragazze che, a decine, all’incirca una volta la settimana, affollavano le residenze di Silvio Berlusconi, convocate da reclutatrici più o meno loro coetanee, premiate con incarichi politici redditizi, esperte nel consigliare l’abbigliamento e i comportamenti necessari.

Pietà, perché il rituale implicava una gara di seduzione grossolana, al termine della quale il premio cui aspirare – e per cui combattersi, fingendo divertimento – era passare la notte con lui. Cioè, ricevere una busta di denaro più gonfia delle altre; magari l’equivalente di otto mesi di lavoro manuale, anziché solo di uno o due, come toccato alle escluse.

Persone specializzatesi in una particolare versione del liberalismo (lo applicano scrupolosamente a vantaggio dei potenti; lo ignorano quando ci vanno di mezzo i poveri) mi spiegano che sto dimenticando la fondamentale distinzione fra reato e peccato. Non ci deve importare quel che Berlusconi fa alla sera nelle sue residenze private. Potranno essere sconvenienti i suoi modi di divertirsi, ma (a parte il rapporto sessuale con una minorenne, negato sia da lui sia da lei) non rappresentano fattispecie di reato.

Io, però, mi disinteresso della rilevanza penale di quelle serate. Giudicherà chi è delegato per legge a farlo, se non gli sarà impedito con il sopruso.

Guardo le foto di quelle ragazze, che ai giornali non par vero di divulgare, perché sono luccicanti, tentatrici, studiate per conquistarci. Nessuno potrà accusare la redazione di averle rubate, visto che furono scattate con intento malizioso proprio per finire il più possibile su altre pagine degli stessi giornali. Ma ora si sono rivoltate contro i soggetti femminili che dovevano promuovere e che, invece, hanno la probabilità di risultare, infine, danneggiate ben più dei loro sfruttatori, smistatori e utilizzatori finali.

Sono delle infelici, quasi tutte con vite difficili e persone in difficoltà a carico. Approfittare del loro bisogno, da parte di un uomo che è fra i più ricchi del mondo, e per giunta spacciare come aiuto generoso quel divertimento a farle ticchettare servizievoli intorno a sé, a mio parere è molto peggio di un reato. È un’infamia.