Restano da sciogliere anche i nodi sul censimento della popolazione, in vista delle elezioni del 2010 e del referendum del 2011
La regione di Abyei, contesa tra Sudan e Sud Sudan, sarà assegnata dalla Corte Internazionale dell’Aja con verdetto definitivo e vincolante: lo hanno deciso le delegazioni dei due paesi in un incontro a Washington.

Si allentano le tensioni tra Khartoum e Juba: al termine di un incontro a Washington, le delegazioni di Sudan e Sud Sudan hanno concordato che il parere del tribunale internazionale dell’Aja sulla questione di Abyei sarà considerato “definitivo e vincolante”.

Omar Hassan El Bashir, per le sue presunte responsabilità nel conflitto che dal 2003 insanguina il Darfur, regione occidentale sudanese.

L’incontro di Washington, sotto la mediazione del nuovo inviato statunitense in Sudan, Scott Gration, e dei rappresentanti di altri 20 paesi, è stata anche un’occasione per discutere di come concretizzare gli accordi di pace globale firmati nel 2005, dopo la morte di John Garang, che hanno messo fine almeno formalmente ad una sanguinosa guerra durata 20 anni.

Le due delegazioni hanno infatti discusso anche dell’assegnazione di altre regioni al confine, e dei risultati del recente elezioni generali previste nel febbraio 2010 e del referendum per l’autodeterminazione del Sud-Sudan, nel gennaio 2011. I risultati del censimento, resi pubblici da Khartoum nel mese di aprile, sono stati duramente contestati da Juba, che accusa il governo sudanese di aver manipolati i dati sulla popolazione, riducendo quella sud sudanese per non dover dividere i proventi del petrolio. Le tensioni da sempre presenti tra i due paesi si sono riaccese lo scorso anno: a causa degli scontri armati 50 mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie abitazioni nella regione contesa.

Gration, nominato direttamente dal presidente degli Stati uniti Barak Obama, è il principale fautore di questo incontro e di questo primo risultato. Si fa portavoce di un cambio di politica nei confronti di Khartoum: recentemente ha affermato che quello in corso in Darfur non può essere considerato un genocidio, prendendo le distanze dalla linea della precedente amministrazione.