Sud Sudan / Sudan
Si torna a parlare della questione irrisolta della regione di Abyei, contesa tra Sudan e Sud Sudan sin dalla loro separazione. La recente decisione del governo di Juba di distribuire i documenti d'identità alla popolazione fa pensare che presto la diatriba potrebbe riaccendersi.

Dal prossimo novembre anche i cittadini di Abyei, la zona petrolifera contestata da Sud Sudan e Sudan, riceveranno i documenti di identità, di cui sono ancora privi a quattro anni dalla separazione tra i due paesi. La dichiarazione, riportata la settimana scorsa dal sito locale Radio Tamazuj, è stata fatta dalla sezione di Abyei del Dipartimento del Governo di Juba incaricato della verifica delle nazionalità e del rilascio dei documenti di identità.

La decisione ha una forte rilevanza politica, in quanto afferma la volontà di ricominciare ad occuparsi della questione di Abyei, rimasta irrisolta dopo la separazione del Sud Sudan. L’accordo globale di pace (Cpa) che, nel 2005, ha messo fine alla guerra civile tra il Nord e il Sud del Sudan aveva rimandato l’assegnazione della zona ad un referendum di autodeterminazione che avrebbe dovuto svolgersi contemporaneamente a quello di tutto il Sud Sudan, dunque nel gennaio del 2011.

Invece i due firmatari del Cpa, il National Congress Party (Ncp) del presidente sudanese Bashir e il Movimento di Liberazione del Popolo del Sudan (Splm) al governo a Juba, non si sono mai accordati su chi avrebbe dovuto avere il diritto di voto per l’autodeterminazione. Non a caso il territorio contestato è ricchissimo di petrolio e altre risorse naturali. Sulla regione, infatti, vantano diritti tradizionali i dinka Ngok, residenti stabili che si riconoscono come sud sudanesi, e gli allevatori seminomadi Missiria, che vi portano le loro mandrie a pascolare alcuni mesi all’anno e sono tra i maggiori sostenitori del governo di Khartoum, che ovviamente li spalleggia.

Una commissione ad hoc dell’Unione Africana aveva infine deciso che il diritto di voto doveva essere riconosciuto solo ai dinka Ngok. La risoluzione era stata decisamente respinta da Khartoum. Intanto anche i Missiria hanno cominciato a diventare residenti stabili dei territori di Abyei che i dinka avevano dovuto abbandonare durante l’ultimo conflitto nel 2011, quando l’esercito di Khartoum aveva occupato per più di anno il territorio, provocando la fuga di oltre 100.000 abitanti, tutti dinka Ngok. Ora la situazione è monitorata da una missione di pace costituita da truppe etiopiche, che non è riuscita ad evitare incidenti anche molto gravi, come l’assassinio del capo supremo dei dinka, durante un monitoraggio accompagnato da una loro scorta.

Un referendum dimostrativo e non riconosciuto internazionalmente era stato organizzato alla fine di ottobre del 2013 dalla popolazione dinka stessa, che aveva formato un Abyei Referendum High Committee, sotto la direzione di noti politici ed intellettuali dinka originari della zona. Il risultato, per altro scontato, aveva dato il 99,9% di preferenze per l’unione con il Sud Sudan. La questione era poi passata in secondo piano a causa dello scoppio della guerra civile sud sudanese nel dicembre di quello stesso anno.

La decisione della verifica dell’identità e la distribuzione dei documenti ufficiali da parte del governo di Juba fa pensare che il destino Abyei potrebbe presto tornare all’attenzione dei due governi che se ne contendono duramente il territorio e le risorse.