Il caso di don Angelo Chizzolini
Lettera aperta del direttore di Nigrizia al direttore di Avvenire, intorno all’atteggiamento del parroco di Arnasco (Savona) davanti alla bara di una donna musulmana.

Caro direttore,

vorrei esprimere il mio pensiero sul comportamento di don Angelo Chizzolini, parroco di Arnasco, criticato per non avere benedetto la salma di Aicha Bellamoudden, la donna musulmana, morta qualche giorno fa con il marito in seguito al crollo della loro casa. Non so se è vero, ma così hanno riportato i giornali.

Ciò che pare certo è che la gente in chiesa, il giorno dei funerali della coppia, è rimasta dispiaciuta e imbarazzata nel vedere la diversità di atteggiamento di don Angelo: accogliente verso il marito cristiano di cui ha benedetto la bara, distaccato e freddo invece nei confronti della moglie come se non fosse degna della stessa accoglienza.

Questa distinzione è una mancanza di sensibilità nei confronti della persona defunta e dei suoi famigliari e in contraddizione con quanto ci insegna Gesù, che ci chiama ad accogliere l’altro e a non giudicare. Chi siamo noi per farlo? A volte chi non è cristiano può avere più fede di me, di noi che ci diciamo tali.

Alcuni giorni fa è morto in Kenya Salah Farah, un musulmano che nel dicembre scorso aveva fatto da scudo per proteggere i cristiani dai terroristi islamici di al-Shabaab. È deceduto in seguito alle gravi ferite riportate. A chi gli chiedeva perché lo avesse fatto, rispondeva: «Siamo fratelli». Era un infedele? Evidentemente no.

Salah ha dato la sua vita per salvare gli altri, come ha fatto Gesù. Musulmano, ha dimostrato di credere nella religione a cui tutti vorremmo poter appartenere, quella ispirata dall’amore per il prossimo. Un esempio che ci insegna ad avere quella libertà interiore capace di accogliere l’altro senza preconcetti di sorta, convinti che Dio sa operare ovunque nel cuore di donne e uomini retti, dentro e fuori la Chiesa.

 

Padre Efrem Tresoldi, missionario comboniano