Lunedì, il presidente del Kenya, Uhuru Kenyatta, e il capo di stato svizzero, Alain Berset, hanno firmato un accordo per il rientro di capitali illecitamente accumulati e depositati nelle banche elvetiche.

Il patto, firmato in occasione della visita in Kenya di Berset e noto come FRACCK (Framework for the Return of Assets from Corruption and Crime in Kenya), istituisce un sistema di recupero del denaro, sottratto allo Stato attraverso pratiche criminali e corruttive, che è stato nascosto negli istituti di credito svizzeri.

L’accordo rappresenta soltanto l’ultima azione di Kenyatta, contro il dilagante fenomeno della corruzione in Kenya. A giugno, infatti il leader keniano aveva annunciato un provvedimento per controllare la corrispondenza tra stile di vita e reddito di tutti i dipendenti pubblici.

«La corruzione minaccia direttamente il futuro del Kenya, nega ai nostri figli l’istruzione che meritano, nega ai cittadini l’accesso ai beni pubblici, degrada la qualità del nostro governo ed erode la fiducia degli investitori», ha ribadito Kenyatta a margine dell’incontro.

La corruzione in Africa è un problema comune a molti stati. Secondo un rapporto fornito dalla Commissione economica delle nazioni Unite per l’Africa, la fuga di capitali e i flussi finanziari illeciti costano al continente circa 150 miliardi di dollari l’anno. Anche altre nazioni stanno dunque implementando accordi per il rientro di capitali illeciti. La Nigeria ha recentemente ottenuto dalla Svizzera il rientro di 1 miliardo di dollari, portati all’estero dall’ex dittatore nigeriano, Sani Abacha. (VOA news)