INCONTRI & VOLTI – dicembre 2011
Alex Zanotelli

Il 26 ottobre è stata una giornata epocale non solo per Napoli, ma per l’intera Italia. Infatti, dopo il referendum sull’acqua del 12-13 giugno, sembrava che nulla si muovesse, che non fosse cambiato assolutamente nulla. Invece, il consiglio comunale di Napoli, riunito nella Sala dei Baroni del Maschio Angioino, presenti il sindaco Luigi de Magistris e una folta rappresentanza della società civile che si è battuta per l’acqua pubblica, ha compiuto un passo importante.

Come ha rimarcato de Magistris, per la prima volta una grande città italiana ha deciso di obbedire all’esito del referendum, trasformando la società per azioni che gestisce l’acqua in “Acqua Bene Comune Napoli”, ente di diritto pubblico. Una scelta estremamente significativa.

Prima di votare, il consiglio comunale ha dibattuto a lungo. Sia la maggioranza che la minoranza si sono espresse sulla scelta. Non pochi interventi hanno sottolineato l’importanza del lavoro di sensibilizzazione dell’opinione pubblica svolto dai comitati dei cittadini per l’acqua pubblica.

Da rimarcare l’intervento del professor Alberto Lucarelli, assessore per i Beni comuni nella giunta de Magistris e ordinario di Istituzioni di diritto pubblico all’Università Federico II di Napoli, che ha illustrato nei particolari la delibera, da lui stesso presentata, per la trasformazione della società che gestisce l’acqua in ente di diritto pubblico. Lucarelli è uno dei grandi teorici dei “beni comuni” e uno degli autori delle domande referendarie.

Il voto finale è stato quasi all’unanimità (un voto contrario e un astenuto) favorevole all’Acqua Bene Comune Napoli.

Noi, rappresentanti dei comitati per l’acqua pubblica, impegnati fin dal 2004 in questa battaglia civile, abbiamo festeggiato. Ci siamo abbracciati e ringraziati vicendevolmente. Qualcuno ha pianto. Questa è senza dubbio una vittoria dei comitati che hanno lavorato molto e a lungo. Penso a persone concrete che si chiamano Costanza, Consilia, Felicetta, Raffaele, Roberto… Tra tutte queste persone è nata un’amicizia molto forte. Voglio citare anche l’avvocato Maurizio Montalto, che in questi anni ha dato una grandissima mano sui temi dell’acqua.

Ricordo che la decisione di privatizzare l’acqua a Napoli, presa nel 2004, trovò l’opposizione dei cittadini, i quali, nell’arco di due anni, riuscirono a far tornare l’acqua pubblica, ma questo passo indietro non diventò fatto amministrativo concreto. Oggi, invece, abbiamo un preciso atto amministrativo, che effettivamente obbedisce al referendum.

Napoli dovrà essere un esempio per tutta l’Italia. L’11 e 12 dicembre, sempre a Napoli, verrà lanciata la campagna “Obbedienza al referendum”, che invita il popolo italiano ad autoridursi (se il loro comune non l’ha già fatto) il 7% della propria bolletta in obbedienza al referendum (la seconda domanda referendaria chiedeva questa riduzione).

Inoltre, vogliamo lanciare l’esempio napoletano a livello europeo, attraverso una nuova campagna. Vogliamo, cioè, creare, partendo da Napoli, insieme con il Forum nazionale, una Rete europea per raccogliere, entro un anno, un milione di firme in tutta Europa, così da premere sul parlamento europeo, affinché dichiari l’acqua bene comune. Non sarà facile: oggi Bruxelles tende a privatizzare tutto.

Ci prepariamo a dare battaglia anche sul versante globale. Nel marzo 2012, a Marsiglia, si terrà il Consiglio mondiale dell’acqua, che purtroppo è in mano alle multinazionali del settore e alla Banca mondiale. Chiediamo che l’Onu abbia il coraggio di sollecitare tutti i governi a creare un diverso Consiglio mondiale dell’acqua (quello attuale è inaccettabile) sotto tutela delle Nazioni Unite.