Il Senato approva una nuova legge
Il Parlamento accelera la privatizzazione dell’acqua. In questi giorni, infatti si discute una legge che obbliga a mettere a gara i servizi e ridurre a quote minoritarie la componente pubblica nella gestione della rete idrica. Un pacchetto di norme, all’esame della Camera, è già stato approvato dal Senato.

Mercoledì il Senato ha approvato la conversione in legge del decreto legge 135/09. Un pacchetto di norme che dovrebbe puntare all’attuazione di obblighi comunitari e sentenze della Corte di Giustizia europea. Ma, all’interno di questo pacchetto, c’è anche un articolo, l’art. 15, che punta decisamente alla privatizzazione dei servizi idrici e degli altri servizi pubblici locali, modificando di fatto le norme attualmente in vigore, con la legge 133 del 2008.

 

Si prevede, infatti, l’obbligo di affidare la gestione di questi servizi pubblici a imprenditori o società private o a capitale misto pubblico/privato, stabilendo però, in questo caso che il capitale privato non debba essere inferiore al 40%. E tutto questo a partire dal 2011.

 

La legge, che per l’approvazione definitiva attende ora l’esame della Camera, è duramente contestata da parte dell’opposizione, che sostiene la Campagna nazionale “Salva l’Acqua”, lanciata dal forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.

 

Una rete di associazioni e cittadini che riunisce più di 70 organizzazioni nazionali e oltre 1000 comitati territoriali che sostengono l’importanza fondamentale che l’acqua resti in mani pubbliche in quanto bene comune e diritto umano fondamentale.

 

L’Africa, un continente messo a dura prova già da tempo, dalle politiche di privatizzazione dell’acqua, può in qualche modo già mostrare quanto accade, quando un bene così prezioso viene ceduto alla logica del mercato.

 

(L’intervista a Luca Martinelli, redattore del mensile Altreconomia, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)