Incontri & volti di giugno 2013
Alex Zanotelli

Lo scorso 24 aprile, Giornata mondiale delle ripubblicizzazioni, i Comitati campani dell’acqua, coordinati da Savio Consiglia, e il comune di Napoli, con in testa il sindaco De Magistris, hanno celebrato insieme, a Castel dell’Ovo, la nascita di ABC (Acqua Bene Comune) – Napoli.

Si è trattato di un’intensa giornata di studio che ha visto la presenza anche del presidente di ABC prof. Ugo Mattei e dell’ex assessore all’acqua, prof. Alberto Lucarelli. «Napoli è l’unica grande città in Italia – così ha aperto i lavori il sindaco – ad aver obbedito al referendum». Infatti, grazie alla forte pressione del comitato acqua, il comune di Napoli ha deciso di trasformare l’azienda che gestisce la propria acqua, Arin spa, in ABC-Napoli, azienda speciale che per sua natura, non può fare profitti. È quanto prevede il referendum del 2011 sull’acqua pubblica.

Purtroppo sia il governo Berlusconi sia il governo Monti hanno totalmente ignorato il referendum. Anzi il governo Berlusconi ha tentato di ripristinare l’obbligo della privatizzazione dei servizi pubblici locali, per fortuna, bollato dalla Corte Costituzionale perché contrario al referendum. E sotto il governo Monti, lo scorso dicembre, l’Authority dell’energia e gas ha reintrodotto il principio del profitto sulle tariffe dell’acqua, prontamente sconfessata dal Consiglio. È una dura lotta quella in difesa della gestione pubblica dell’acqua!

Da Napoli viene un luminoso e lungimirante esempio di come gestire “sorella acqua”, con la partecipazione della cittadinanza attiva sia nel consiglio di amministrazione sia nel comitato di sorveglianza di ABC. Solo così, recuperando il controllo dei beni fondamentali coma acqua, aria, energia, terra, si potrà parlare di vera democrazia. La strada è lunga!

Ma ci sono altri segni di speranza che nascono sempre dal basso. Comuni come Reggio Emilia, Piacenza, Torino, Pistoia, Palermo si stanno lentamente muovendo verso la gestione pubblica dell’acqua. Piccoli comuni, come Roccapiemonte (Salerno), stanno resistendo all’abbraccio mortale delle aziende private come la Gori.

Per questo da Napoli rilanciamo con forza la Campagna di obbedienza civile per il rispetto dell’esito del secondo quesito referendario che chiedeva di eliminare la rimunerazione del capitale investito (www.obbedienzacivile.it). Sarà un impegno molto duro perché ci scontriamo con i veri poteri d’Italia e d’Europa: i poteri economico-finanziari. Ancora più duro sarà l’impegno a Bruxelles per l’enorme pressione delle multinazionali dell’acqua, da Veolia alla Coca-Cola, da Suez alla Pepsi, perché l’Ue dichiari l’acqua una merce. «Il mercato globale privato – afferma Olivier Hoedeman del Corporate Europe Observatory, nel suo studio Poisoned Spring – è interamente dominato dai giganti europei dell’acqua e la Commissione europea ritiene suo compito assistere all’espansione di queste multinazionali».

Infatti il 14 novembre scorso, la Commissione europea ha approvato il Piano di azione per la salvaguardia delle risorse d’acqua, che considera l’acqua come «capitale naturale» e invita a monetizzare il capitale idrico e i suoi servizi, e a recuperare i costi totali di produzione, profitto compreso. È questa la “bibbia” che guiderà la politica europea per i prossimi anni: è la resa all’Europa dei mercati, alla finanza, alle banche. L’acqua sta infatti diventando uno degli obiettivi della speculazione finanziaria, anche perché, con il surriscaldamento globale, diventerà l’elemento più prezioso: l’oro blu.

È necessario perciò rilanciare con forza l’Iniziativa dei cittadini europei promossa dai sindacati europei dei servizi pubblici, per chiedere il diritto all’acqua per tutti i cittadini europei, l’esclusione dei servizi idrici da qualsiasi forma di privatizzazione e infine l’impegno Ue a garantire l’accesso universale all’acqua.

Questa iniziativa, prevista dal Trattato di Lisbona, deve raccogliere entro fine giugno, in almeno sette paesi, un milione di firme, e in ognuno deve raggiungerne almeno 50.000. Finora Germania, Austria, Belgio, Slovenia e Slovacchia hanno raggiunto il quorum. Spagna e Italia (siamo a quota 40.000!) mancano all’appello. Dobbiamo raggiungere il traguardo per obbligare la Commissione europea a rispondere ai firmatari con un atto legislativo. Abbiamo poco tempo e la situazione in Europa è grave! Si può votare on line: www.acquapubblica.eu

Coraggio, possiamo e dobbiamo farcela!