Morto l’islamologo Mohamed Talbi
Nella notte tra domenica 30 aprile e lunedì 1 maggio è morto, all’età di 95 anni, lo storico, pensatore e islamologo tunisino Mohamed Talbi, una delle voci più autorevoli del cosiddetto «modernismo» islamico che per decenni ha combattuto l’oscurantismo religioso.

Figura pubblica tra le più influenti – ma anche controversa, le cui idee potevano scioccare una parte della popolazione – Talbi era nato a Tunisi nel 1921 e, laureatosi, era divenuto professore di arabo e storia all’università parigina della Sorbona. È stato tra i fondatori dell’università tunisina moderna, primo decano della facoltà di lettere di Tunisi. Questo “grande intellettuale” della Tunisia indipendente è autore di una trentina di opere e centinaia di articoli in arabo e in francese che gli sono valsi numerosi riconoscimenti.

Nelle sue opere, e per più di 50 anni, Mohamed Talbi, un autentico credente, ha combattuto senza stancarsi le versioni rigoriste dell’islam, proponendo con forza una visione rinnovata del pensiero musulmano. Progressista, del Corano faceva una lettura religiosa.

Distacco dalla politica

Per lui, la legge islamica (shari’a) è un prodotto umano che non ha nulla a che vedere con l’islam: «La religione, qualunque essa sia, non deve costituire una costrizione», ripeteva. E aggiungeva: «Non smetterò mai di ripetere che l’islam ci dona la libertà».

Talbi si illudeva di potere convivere con il regime politico del proprio paese, se non altro perché, da professore, si sentiva un servitore dello Stato. Ma se aveva sopportato Habib Bourguiba, il liberatore della nazione divenuto dittatore, non riusciva più a sopportare il suo successore, Zine El-Abidine Ben Ali, divenuto presidente nel 1987.

Mohamed Tlbi esaltava i valori della libertà e la libertà di espressione, a tal punto che i suoi lavori vennero proibiti e ai tempi di Ben Ali dovette sopportare campagne di diffamazione sui media. I suoi due saggi sul pensiero islamico più importanti dal punto di vista filosofico, Ummat al-Wasat (La comunità della moderazione) e ‘Iyal Allah (Le famiglie di Dio), non ancora stati tradotti dall’arabo.

Nel 1995, entrò a far parte del Consiglio nazionale per le libertà in Tunisia (Cnlt, non riconosciuto). Un’associazione, non un partito: «Non ho mai aderito a un partito – diceva -. La libertà è dimensione strutturale del mio pensiero».

“Islam laico”

Convinto che «l’islam è compatibile con la democrazia» e che quindi si possa essere musulmani e democratici, aveva preso posizione, dopo la caduta della dittatura, contro il partito islamista Ennahda. E se qualificava il salafismo come «anti-islam» (lo considerava una grande eresia), Mohamed Talbi non era tenero nemmeno nei confronti del «pericolo dell’islamofobia» alimentato da certe correnti del cristianesimo. E denunciava quei cristiani per i quali il profeta «Mohamed non ha portato al mondo che cose cattive e inumane».
Lui era un instancabile costruttore di ponti, o almeno di passerelle, tra culture e religioni. Gli piaceva ripetere: «Sì, l’islam è nato laico». «“Nessuna costrizione in campo religioso”. Il Corano – sosteneva – è il solo libro sacro che dice questa frase così chiara e laica: ognuno pratica la religione che vuole. Lo Stato non deve immischiarsi negli affari religiosi».

La sua lettura razionale del Corano, gli faceva dire di essere un musulmano coranico e invitava a un islam di pace e amore, libero, laico e tollerante, e a vivere in pienezza, ma con moderazione. E diceva: «Al pari della lapidazione, l’apostasia non esiste nel Corano. È stata creata dalla chari’a per permettere ai tiranni di fare gli arroganti e di assassinare».

A chi non si sentiva a suo agio nell’islam o dubitava della rivelazione del Corano, diceva che era meglio se ne allontanasse, abbandonandolo. Niente male per un musulmano ai tempi di Francesco papa.