RIVOLUZIONI SMARRITE – DOSSIER SETTEMBRE 2019

Sono le due modalità principali messe in atto dai governi per imbrigliare l’associazionismo e i movimenti. Pur in presenza di leggi che dovrebbero garantire la libera espressione.

Nel corso della sua travagliata esistenza, la società civile nordafricana ha conosciuto a proprie spese i diversi strumenti utilizzati dal potere per controllare, influenzare o semplicemente sopprimere chi non si allinea. Subito dopo le indipendenze, la “nazione” e lo “sviluppo” necessitavano di coesione, e l’associazionismo di tipo rivendicativo era visto come una minaccia. Di qui l’utilizzo sistematico della repressione, compresi l’assassinio politico e le sparizioni.

Quando negli anni ’80 si fa strada il moderno associazionismo, gli stati introducono legislazioni che regolamentano la nascita e l’attività delle associazioni. Di per sé dovrebbero regolare la necessaria delimitazione degli spazi e delle competenze tra potere statale e società civile. Sono invece, nella totalità dei casi, legislazioni molto restrittive che contraddicono talvolta il discorso ufficiale sulle libertà e la democrazia. Molte associazioni sono così costrette all’illegalità e alla clandestinità.

Uno strumento originale è quello adottato da Ben Ali (presidente dal 1987 al 2011) per controllare anche la più politica delle associazioni della società civile, la Lega tunisina per i diritti umani (Ltdh). Nel 1992, con una apposita legge, imponeva a tutte le…

Continua a leggere questo dossier e gli altri articoli di approfondimento e analisi. Abbonati alla rivista mensile, cartacea o digitale! 

La Lega algerina per la difesa dei diritti dell’uomo esige la verità sulla morte in stato di detenzione di Kamel Eddine Fekhar, che considera un «prigioniero d’opinione». (Foto Ryad Kramdi)

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati