Degli oltre 45 milioni di africani che vivono fuori dal loro paese di origine almeno il 45% è rimasto all’interno del continente. Si potrebbe immaginare che muoversi attraverso confini interni possa essere più semplice che arrivare in Europa (dove tra l’altro gli africani emigrati rappresentano solo il 2% della popolazione) ma non è sempre così.
Tanto per cominciare, il Protocollo sulla libera circolazione delle persone dell’Unione Africana, adottato nel 2018, ha ad oggi solo 4 ratifiche da parte dei 54 paesi membri.
Certo qualcosa sta cambiando, come dimostra il recente rapporto African Continental Initiatives for Mobility. Un lavoro che ha esaminato come i diversi approcci nazionali e subregionali influenzano la mobilità nel continente e ha individuato gli ostacoli alla migrazione intra-africana evidenziando esempi di riforma da mettere in atto.
Ma a dare la misura di come stiano realmente le cose è il Visa Openess Index, pubblicato dalla Banca africana di sviluppo (AfDB). Secondo l’indice, che comprende i 54 paesi del continente, nel 2024, 17 di questi paesi hanno migliorato il loro punteggio AVOI (Africa Visa Openness Index). Rimangono invariati quelli di 29 paesi, mentre 8 in questa edizione del VOI hanno ottenuto un punteggio inferiore.
L’effetto netto di questi cambiamenti è stato un punteggio aggregato leggermente inferiore rispetto al 2023. L’indice mostra che nel 28% dei casi di viaggio tra paesi africani, i cittadini non hanno bisogno di un visto per attraversare il confine. Si tratta di un miglioramento rispetto al 20% del 2016.
Il 25% degli africani possono ottenere un visto all’arrivo in uno dei paesi africani (era del 26% l’anno precedente) mentre il 47% ha bisogno del rilascio del visto prima di entrare nel paese (era del 46% nel 2023). Attualmente, sono 48 i paesi che offrono l’ingresso senza visto ai cittadini di almeno un altro paese africano, invariato rispetto all’anno precedente.
Tra quelli che non offrono ingresso senza visto, 4 si classificano tra i primi 20 nell’AVOI, poiché danno la possibilità di ottenere il visto all’arrivo ai cittadini di tutti gli altri paesi africani. Invece, 33 dei 54 paesi offrono l’ingresso senza visto ad almeno altri 10 paesi, mentre 42 applicano questa politica a 5 o più paesi.
27 paesi offrono un visto all’arrivo ai cittadini di almeno un altro paese africano. Solo 4 paesi offrono l’ingresso senza visto ai cittadini del resto del continente (invariato rispetto al 2023). Si tratta di Benin, Gambia, Rwanda, Seychelles. Sono poi 26 i paesi africani (il 44% del continente) che prevedono un visto elettronico rispetto ai nove del 2016.
Dal 2016, 39 paesi hanno migliorato il loro punteggio. Dei 10 che hanno fatto i maggiori progressi, 6 si trovano nell’Africa occidentale, 2 nell’Africa orientale e 2 nell’Africa meridionale.
Nove dei primi 20 paesi dell’index sono a basso reddito; 3 di questi sono senza sbocco sul mare. Altri 9 dei primi 20 paesi sono a reddito medio-basso. Gli ultimi 5 posti dell’index sono occupati da Sud Sudan, Eritrea, Guinea Equatoriale, Libia e Sudan.
In ogni caso, nel 2024 diversi stati hanno implementato modifiche o vere e proprie riforme alla politica dei visti. Nel 2025 si è aggiunto il Kenya che pochi mesi fa ha eliminato la necessità di autorizzazione elettronica di viaggio (eTA) e i visti per tutti i paesi africani, consentendo ai cittadini di entrare per un massimo di 90 giorni, senza moduli, senza visto, appunto, senza approvazioni online e senza dover pagare una commissione di 30 dollari.
Molti hanno avviato modifiche bilaterali. Per esempio, il Senegal proprio pochi giorni fa ha firmato un accordo di reciprocità con il Kenya, vale a dire anche i cittadini kenyani potranno recarsi in Senegal senza bisogno di visto per un periodo di 90 giorni.
In alcuni casi, le modifiche alle politiche sono state più sfumate, pur producendo benefici tangibili per i diretti interessati, in particolare per quanto riguarda l’introduzione dei visti elettronici. Altre modifiche hanno però creato nuovi ostacoli che compromettono la facilità di movimento, rendendo i viaggi più onerosi per i cittadini.
Conflitti, burocrazia e corruzione
Ad esempio, nel 2024, alcuni paesi hanno eliminato la possibilità di ottenere un visto all’arrivo, richiedendo ai viaggiatori di richiederlo prima di intraprendere il viaggio. In altri casi, un numero significativo di paesi ha adottato nuove tecnologie e avviato processi di digitalizzazione delle procedure di viaggio e immigrazione che, sebbene si basassero su buone intenzioni, hanno finito per aggravare gli oneri dei viaggiatori.
In alcune aree del continente sono anche i conflitti a influire sui viaggi e sulle migrazioni in senso più ampio, costringendo le persone a spostarsi, ma in alcuni casi anche ostacolandone gli spostamenti e spesso determinando per i viaggiatori transfrontalieri un’esperienza vissuta che diverge dalla politica ufficiale.
Pensiamo ad esempio alle regole della CEDEAO/ECOWAS che stabiliscono che i cittadini dell’area possano passare i confini senza visto ma che poi si trovano a sborsare denaro agli ufficiali di frontiera. Il grado di corruzione è spesso molto alto e anche ben noto.
Il ritmo del cambiamento sul versante della mobilità interna per gli africani in Africa è ancora lento, dunque. Esperti del tema sostengono che riforme a tutti i livelli – unilaterali, bilaterali, regionali e continentali – possano contribuire a far progredire l’Africa verso la libera circolazione regolare.
Dopotutto se l’Accordo continentale africano di libero scambio (AfCFTA), che riguarda il movimento delle merci, è stato ampiamente ratificato, entrato in vigore e in fase di implementazione, non si comprende perché debbano essere tenute imposizioni e limitazioni al movimento degli esseri umani.
La Carta africana dei diritti dell’uomo e dei popoli, adottata nel 1981, garantisce il diritto alla libera circolazione delle persone ma nei fatti le cose stanno diversamente.
Applicare il Protocollo a quella Carta, del 2018, che spiegava perché una maggiore libertà di movimento sarebbe stata vantaggiosa per lo sviluppo sociale ed economico dell’Africa, sarebbe un vantaggio anche per i governi e una dimostrazione di civiltà, laddove nel mondo le barriere per i migranti tendono a chiudersi e a diventare invalicabili.