Sadc / 30° vertice
I quindici paesi della Comunità di sviluppo dell’Africa australe, riuniti a Windhoek, si soffermano sulle crisi in Zimbabwe e Madagascar, oltre che analizzare lo stato dell’integrazione economica regionale.

Il punto sulla situazione in due paesi particolarmente instabili – Zimbabwe e Madagascar – e un’analisi sullo stato d’integrazione dei quindici paesi che compongono la Comunità di sviluppo dell’Africa australe (Sadc). Questi i temi all’ordine del giorno del 30° summit dell’Sadc, che è iniziato stamane a Windhoek, capitale della Namibia e che si concluderà domani.

 

Il presidente Sadc entrante, Hifikepunye Pohamba (leader della Namibia, nella foto), nell’introdurre i lavori ha rimarcato che l’integrazione politica e socio-economica ha fatto importanti passi in avanti (come l’avvio della zona di libero scambio), ma che molto resta da fare in termini di «riduzione della povertà, creazione di posti di lavoro, sicurezza alimentare e lotta contro l’aids». Mentre il presidente uscente, Joseph Kabila (Rd Congo) ha sottolineato il ruolo dell’Sadc nella soluzione dei conflitti in Angola, Mozambico e Rd Congo anche se in quest’ultimo paese la pacificazione dell’area Kivu è tutt’altro che risolta…)

 

Per ciò che riguarda lo Zimbabwe, è attesa una relazione del presidente sudafricano Jacob Zuma (che ieri ha incontrato il presidente zimbabweano Robert Mugabe), mentre l’ex presidente mozambicano Joaquim Chissano presenterà gli ultimi sviluppi della crisi malgascia che dura ormai dall’inizio del 2009 e che ha come protagonisti il presidente legittimo Marc Ravalomanana e l’ex sindaco della capitale Andry Rajoelina che lo ha scalzato.

 

Per domani pomeriggio è atteso un pronunciamento dell’Sadc, di cui fanno parte Angola, Botswana, Lesotho, Madagascar (sospeso a causa della crisi), Malawi, Maurizio, Mozambico, Namibia, Rd Congo, Seicelle, Sudafrica, Swaziland, Tanzania, Zambia, Zimbabwe.