Africa, il boom del mobile money: 1.432 miliardi via cellulare
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Rapporto "The State of the Industry Report on Mobile Money 2026"
Africa, il boom del mobile money: 1.432 miliardi via smartphone
L'Africa concentra il 74% delle operazioni planetarie e il 66% del valore globale. Per un adulto su cinque è l'unico strumento finanziario che abbia mai usato. Un primato che non accenna a rallentare: conti aperti a +18%, transazioni a +27%. Un fenomeno trainato soprattutto dall'Africa orientale e occidentale, dove si concentrano oltre l'80% dei conti attivi e dei volumi scambiati sull'intero continente
27 Marzo 2026
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 4 minuti

Nel 2025 in Africa sono stati mossi 1.432 miliardi di dollari tramite telefono cellulare. Senza sportelli, senza filiali, senza conti correnti tradizionali. È il mobile money – pagamenti, prestiti, rimesse, sussidi, assicurazioni – e sta ridisegnando l’architettura finanziaria di un intero continente.

I numeri di una rivoluzione

I dati arrivano dal rapporto The State of the Industry Report on Mobile Money 2026, pubblicato il 24 marzo dall’Associazione internazionale degli operatori di telefonia mobile.

A livello globale, il valore delle transazioni in moneta elettronica ha raggiunto i 2.091 miliardi di dollari, con una crescita del 23% rispetto all’anno precedente. L’Africa ne assorbe il 66% in valore e il 74% in volume: 92 miliardi di operazioni su 125 miliardi complessivi registrati nel mondo.

Sul fronte dei conti attivati, il continente ospita il 52% del totale mondiale: entro fine 2025 erano stati aperti circa 1,2 miliardi di conti, con una crescita del 18% rispetto all’anno precedente.

Oltre i trasferimenti: prestiti, bollette, sussidi…

Non si tratta più soltanto di trasferire denaro tra privati. L’ecosistema si è fatto adulto e profondamente diversificato. Nel 2025 i pagamenti ai commercianti hanno superato i 155 miliardi di dollari, le bollette saldate via mobile i 99 miliardi, le rimesse internazionali i 45 miliardi.

A questi si aggiungono i cosiddetti bulk payments – stipendi, sussidi sociali, indennità erogate in blocco verso platee vastissime di destinatari – per un valore di 139 miliardi.

…anche strumenti di risparmio, polizze assicurative e prodotti di credito

E la frontiera si sta spostando ancora più in avanti: nell’Africa subsahariana come in Asia, i fornitori di servizi mobile money stanno integrando nelle proprie piattaforme strumenti di risparmio, polizze assicurative e prodotti di credito, avvicinando le fasce più vulnerabili della popolazione a un sistema finanziario che fino a poco tempo fa era fuori dalla loro portata.

In Kenya, il mercato più maturo del continente, l’86% dei prestiti formali transita già attraverso queste piattaforme, e circa la metà degli adulti utilizza il proprio conto mobile per risparmiare.

Un continente, tante velocità

Il continente però non cresce in modo uniforme. Dei 347 servizi di mobile money attivi nel mondo, 187 operano in Africa, ma con performance molto disomogenee tra le diverse aree geografiche. L’Africa orientale guida con 806 miliardi di dollari in transazioni e 537 milioni di conti attivi. Segue l’Africa occidentale con 498 miliardi e 517 milioni di conti; poi l’Africa centrale con 105 miliardi. All’estremo opposto, Nordafrica e Africa meridionale – dove i tassi di bancarizzazione tradizionale sono storicamente più elevati – rimangono ai margini della trasformazione, con appena 15 e 8 miliardi di dollari rispettivamente.

Il mobile money è un’abitudine

Ciò che colpisce, però, non sono i volumi assoluti ma la profondità dell’adozione. In Africa subsahariana il 40% degli adulti possiede un conto mobile money – la percentuale più alta al mondo – e per il 20% di loro è l’unico strumento finanziario formale mai utilizzato.

I conti attivi almeno una volta al mese sono cresciuti del 19%, arrivando a 347 milioni: il mobile money non è più un ripiego o una novità, è un’abitudine finanziaria consolidata.

Le ombre: costi, tasse e divario di genere

Restano però nodi irrisolti. Alcuni strutturali. Il costo medio delle rimesse internazionali nell’area subsahariana è ancora dell’8,78%, più del doppio dell’obiettivo del 3% fissato dalle Nazioni Unite. Un ostacolo che pesa soprattutto su chi dipende dai trasferimenti della diaspora.

Sul fronte fiscale, diversi governi rischiano di frenare la corsa con tasse sulle transazioni digitali: è il caso di Mali e Camerun, che hanno introdotto prelievi sulle operazioni mobile. Il Ghana, invece, ha fatto marcia indietro nel 2025, abrogando la propria E-Levy dopo averne verificato gli effetti controproducenti sull’inclusione finanziaria. Un segnale che le politiche fiscali aggressive possono ritorcersi contro gli stessi obiettivi di sviluppo che i governi dichiarano di perseguire.

La forbice con le donne

Rimane aperto, infine, il divario di genere. In Etiopia, ad esempio, gli uomini detengono conti mobile money il 56% più frequentemente delle donne, una forbice che riflette disuguaglianze sociali ed economiche più profonde.

Altrove, però, si intravedono segnali incoraggianti: in Nigeria, in un solo anno, quel gap si è ridotto dal 41% al 25%, grazie a politiche mirate di inclusione finanziaria femminile.

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