Nell’ultimo decennio in Africa un mix di fenomeni critici straordinari e non, dalla pandemia da Covid-19 alla mancanza di fondi e all’instabilità di paesi e regioni, ha rallentato le attività di censimento della popolazione in tutto il continente.
Al tema El País ha dedicato un’approfondita analisi partendo da un dato recente diffuso dalla Commissione economia per l’Africa delle Nazioni Unite secondo cui, complici questi fattori, dai censimenti effettuati tra il 2014 e il 2024 è risultato mancare all’appello un africano su tre.
Secondo il Population Reference Bureau (PRB) con sede negli Stati Uniti, alla chiusura del ciclo del 2010, in Africa i censimenti erano stati condotti da 47 dei suoi 54 stati. Nel 2024, alla chiusura del ciclo del 2020, il numero è sceso secondo l’ECA a 41.
Per l’UNFPA, il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione, poiché tra i paesi che non hanno condotto negli ultimi anni censimenti vi sono tre dei quattro più popolosi del continente, ovvero Nigeria, Etiopia e Repubblica democratica del Congo (l’altro è l’Egitto), in realtà non è un terzo della popolazione africana a non essere stata censita ma circa il suo 45%.
Molteplici ostacoli
Come detto, le popolazioni in Africa non vengono censite con la dovuta periodicità e sistematicità principalmente perché i governi non vogliono o non possono destinare adeguate risorse economiche a questo genere di attività. A questo elemento si somma anche la difficoltà, e in alcuni casi l’impossibilità, di censire comunità che risiedono in aree rurali oppure che sono interessate da scontri armati o caratterizzate da condizioni climatiche avverse.
Il colpo di grazia ai censimenti in Africa lo ha dato, nel gennaio scorso, la decisione dell’amministrazione Trump di sospendere le attività di USAID, l’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale che dal 1984 con il programma DHS (Demographic and Health Surveys) ha raccolto per quarant’anni dati demografici e sanitari in oltre 90 paesi a basso e medio reddito del pianeta, molti dei quali africani.
Informazioni che si sono rivelate fondamentali per individuare e intervenire su alcune delle problematiche più annose per questi paesi, dal mancato accesso all’acqua pulita alla mortalità infantile, dalle mutilazioni genitali femminili alla violenza domestica.
I casi di Namibia e Sudafrica
Un esempio emblematico di cosa può provocare un censimento non fatto, o eseguito investendo risorse non adeguate, è quanto è avvenuto in Namibia. Fino al 2023 le autorità di Windhoek hanno impostato le politiche nazionali avendo come punto di riferimento una popolazione stimata in circa 2,6 milioni di persone, il 60% delle quali sotto i 35 anni.
Nel marzo del 2024 dall’ultimo censimento effettuato dall’agenzia nazionale di statistica del paese è però emersa una popolazione di poco più di 3 milioni. In pratica 400mila persone, equivalenti al 15% della popolazione totale, sono “apparse dal nulla” imponendo al governo una profonda revisione di tutti gli interventi e investimenti che per anni erano stati tarati su una popolazione di molto inferiore.
Il governo della Namibia si è così trovato di fronte all’urgenza di colmare un gap enorme nel breve termine in settori nevralgici come la sanità, l’approvvigionamento di beni alimentari e la fornitura di acqua ed elettricità, e di pensare a come gestire questo improvviso surplus di popolazione nel medio e lungo periodo, ad esempio sul fronte della pianificazione economica e su quello dell’urbanizzazione.
In Africa c’è poi una parte nettamente minoritaria di casi in cui il calo della capillarità e della conseguente qualità dei censimenti è dovuto ad altri fattori che si riscontrano anche in alcuni paesi occidentali.
In Sudafrica, ad esempio, le persone mostrano sempre meno predisposizione a rispondere ai sondaggi o a condividere i propri dati personali, spesso perché non si fidano del governo, temendo di essere spiate. Nell’ultimo censimento del 2022 si stima che il 31% della popolazione non sia stato conteggiato, la percentuale più alta dai tempi dell’apartheid.
Svolta tecnologica
Al netto di queste evidenti carenze, ci sono comunque una serie di elementi che lasciano ben sperare in una ripresa dei censimenti nei prossimi anni anche in Africa. Due su tutti sono l’adozione di nuove tecnologie per la raccolta dei dati e i rapporti di cooperazione tra vari stati che si alleano per investire insieme nell’acquisto di questi strumenti e ammortizzare così i costi.
Accade già tra Malawi, Zambia, Togo, Namibia, Angola, Gambia, Kenya, Mauritius, Sierra Leone, Ghana e Liberia. L’intelligenza artificiale e l’uso di immagini satellitari offrono già soluzioni per mappare le popolazioni in modo più preciso, anche in zone rurali fino a poco tempo fa di fatto irraggiungibili.
Senza numeri solidi sulle popolazioni da governare queste innovazioni rischiano però di non essere sufficienti per aiutare i governi non solo a pianificare gli interventi dei prossimi anni ma anche a gestire quelli di ordinaria quotidianità con cui sono alle prese centinaia di milioni di africani.