Armi, Conflitti e Terrorismo Burkina Faso Ciad Costa d'Avorio Egitto Ghana Mali Marocco Mauritania Niger Togo
Vertice di Marrakech della Coalizione internazionale anti-stato islamico
L’Africa principale obiettivo di Daesh
Il continente, nel 2021, ha registrato il 41% di tutti gli attacchi terroristici jihadisti nel mondo: 3.461 le vittime, con un bilancio di 30mila morti negli ultimi 15 anni. Le azioni eversive hanno avuto anche un impatto economico devastante, con oltre 170 miliardi di dollari di perdite. In Burkina Faso hanno chiuso quasi il 17% delle scuole
12 Maggio 2022
Articolo di Giba
Tempo di lettura 5 minuti

Cinque soldati egiziani e 23 jihadisti sono stati uccisi mercoledì all’alba in un nuovo attacco nella regione del Sinai (est) afflitta da un’insurrezione armata.

Un attacco che fa seguito a quello di sabato scorso, rivendicato dal gruppo jihadista dello Stato islamico (Is o Daesh nella versione araba), tramite il suo organo di propaganda Amaq: 11 morti tra le file dell’esercito egiziano.

Un bilancio di vittime tra i più alti registrati negli ultimi anni dalle forze del Cairo.

Nella notte tra martedì e mercoledì scorsi almeno otto soldati togolesi sono stati uccisi e tredici feriti durante un attacco “terroristico” nel nord del Togo. Il primo attentato con vittime nel paese, finora risparmiato dalla violenza. Nel novembre 2021, uomini armati avevano lanciato un attacco contro le forze di sicurezza togolesi nel villaggio di Sanloaga (estremo nord), senza tuttavia causare vittime.

Una recente ondata di raid alle frontiere nei paesi a sud del Sahel ha confermato i timori che i gruppi jihadisti nella regione stiano cercando di avanzare verso la costa. Ghana, Togo e Costa d’Avorio sono preoccupati per gli straripamenti ai loro confini.

Target Africa

Notizie che attestano quanto è emerso ieri al vertice di Marrakech, in Marocco, della Coalizione internazionale anti-stato islamico: l’Africa è diventata l’obiettivo principale di Daesh, subendo il 41% di tutti i suoi attacchi nel mondo. Lo ha confermato il ministro degli esteri marocchino Nasser Bourita, che ha gestito il vertice.

Rispetto al periodo pre-pandemia, la violenza nel continente è aumentata dal 40 al 60% in termini di morti e attacchi.

Nel 2021, ha osservato il ministro marocchino, l’Africa subsahariana ha registrato il 48% dei decessi per terrorismo nel mondo, ovvero 3.461 vittime, portando il bilancio a 30mila morti negli ultimi 15 anni.

Ed è il Sahel la regione al mondo che ospita i gruppi terroristici in più rapida crescita e con il maggior numero di vittime al mondo: il 35% nel 2021, contro solo l’1% nel 2007. Sono 27 le strutture terroristiche con sede in Africa nell’elenco delle sanzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, un chiaro indicatore dei loro legami con i principali gruppi terroristici globali.

Bourita ha ricordato che «il numero di morti dovute al terrorismo è aumentato di oltre il 1.000% tra il 2007 e il 2021 nel Sahel».

Pesante impatto economico

Pesante anche l’impatto economico negativo del terrorismo registrato nell’ultimo decennio nel continente: 171 miliardi di dollari di perdita totale. Un importo che avrebbe potuto essere utilizzato per promuovere lo sviluppo economico e sociale della regione.

La minaccia terroristica in Africa ha ormai raggiunto le coste atlantiche e le sue rotte marittime, avverte Bourita, confermando come nel Golfo di Guinea, così come nel Corno d’Africa, sono comparsi collegamenti tra terrorismo e pirateria e che anche i gruppi terroristici stanno cercando di controllare le risorse naturali.

Nel corso del vertice di Marrakech, il rappresentante degli Stati Uniti ha dichiarato che il suo paese metterà sul piatto quasi 120 milioni di dollari in nuovi aiuti all’Africa subsahariana per «impedire, arrestare, perseguire e condannare i terroristi».

Nella riunione è stato posto l’accento anche sulla necessità di promuovere la titolarità da parte degli stati africani di efficaci politiche e strategie antiterrorismo e anche sull’importanza di sostenere le iniziative nazionali e subregionali esistenti, come quelle dell’Ecowas.

In crisi la Coalizione G5-Sahel 

Poi si scopre, guardando ciò che accade nella realtà, che esiste un abisso tra le parole e i fatti. È di ieri la notizia diffusa da Afp del nuovo rapporto a firma di António Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, dove si dice assai preoccupato del fatto che i colpi di stato militari in Mali e Burkina Faso, due dei cinque membri della Forza multilaterale anti-jihadista G5 Sahel, stanno minando la capacità operativa della coalizione.

Oltre a Mali e Burkina, del G5 Sahel – composto da circa 5mila soldati – fanno parte anche Mauritania, Ciad e Niger. «La situazione politica e di sicurezza altamente instabile nel Sahel ha avuto un impatto sull’operazione Joint Force» ha dichiarato il segretario generale. Che si è tuttavia dimenticato di citare il disimpegno di Parigi nel Mali, scelta che sta condizionando, e non poco, l’operatività della coalizione antiterroristica.

1,8 milioni di sfollati in Burkina Faso

Una situazione particolarmente pesante in Burkina Faso. La violenza ha provocato oltre 1,8 milioni di sfollati, quasi il 10% della popolazione del paese. Lo ha dichiarato mercoledì 11 maggio il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), avvertendo che il numero continua a crescere ogni giorno.

Secondo i dati del CICR, il conflitto ha aggravato la crisi alimentare in Burkina Faso, dove l’80% della popolazione si basa sull’agricoltura per il proprio sostentamento.

«Molti degli sfollati fanno ora affidamento sugli aiuti per sopravvivere, e il 15% della popolazione del paese sta attualmente affrontando l’insicurezza alimentare», ha dichiarato il CICR.

Scuole chiuse

Una violenza che ha colpito anche le strutture scolastiche: al 30 aprile 2022, il numero di istituti chiusi a causa del terrorismo è passato da 3.664 a 4.148, con un aumento di 484 strutture educative.

Queste chiusure rappresentano circa il 16,52% delle scuole nel paese contro il 14,60% di marzo 2022. E le chiusure riguardano 685.935 studenti e 20.104 insegnanti.

La situazione della chiusura delle scuole segue gli attentati e le minacce terroristiche con il suo corollario di psicosi e paure generate dalla violenza sulle popolazioni e sulla scolarizzazione dei bambini. Il Burkina Faso è il paese del Sahel più colpito dalla furia jihadista.

Molti burkinabé sono vittime anche di una guerra dell’acqua: nel 2022 sono 32 le strutture idriche distrutte da attacchi terroristici.

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