Soluzioni a costi contenuti per sorvegliare le frontiere, proteggere infrastrutture strategiche come pipeline e piattaforme petrolifere, supportare dai cieli operazioni antiterrorismo o per il mantenimento dell’ordine pubblico. I droni rappresentano un’alternativa efficiente ai tradizionali sistemi di sicurezza, a cui guardano con sempre maggiore interesse anche i governi africani.
L’offerta ucraìna in questo settore, diventata competitiva a livello globale per gli investimenti fatti e il know how sviluppato in quattro anni di conflitto con la Russia, si sta rivelando particolarmente appetibile. Lo conferma il recente interesse mostrato dal governo del Ghana che punta ad acquistare droni ucraìni per il pattugliamento dei suoi confini settentrionali con il Burkina Faso.
Velivoli senza pilota, perché convengono
I velivoli senza pilota (UAV, Unmanned aerial veihicle) e i velivoli senza pilota armati (UCAV, Unmanned combat aircraft vehicle) rappresentano spesso l’unica opzione per controllare aree in cui minacce mobili e latenti, come gruppi armati indipendenti o affiliati a sigle jihadiste, serpeggiano in spazi vastissimi, remoti, poco o per nulla presidiati, dalle distese di deserto del Sahel alle rive del bacino del lago Ciad.
Per sostenere una guerra lunga, estenuante e altamente dispendiosa in termini economici e di perdite di vite umane, negli ultimi anni Kiev si è ingegnata per armare anche i droni commerciali. Sui Mavic di fabbricazione cinese, il cui costo al dettaglio si aggira attorno ai 4.910 dollari, ha imparato a montare esplosivi in modo sempre più sofisticato.
Gli ucraìni si sono inoltre specializzati nell’adattamento a uso militare di droni FPV (First person view) che trasmettono immagini in tempo reale ai visori indossati dal pilota, aggirando gli ostacoli che si presentano in cielo e raggiungendo velocità superiori a 100 km/h.
La sfida con Mosca
La competizione con la Russia, ora, è per la dotazione su vasta scala di droni a fibra ottica che garantiscono un canale di trasmissione diretto dei dati eludendo le interferenze radio. Mosca al momento è in vantaggio su questo fronte, ma Kiev, facendo leva sui sostanziosi investimenti che continua a ricevere soprattutto dall’Unione Europea, ha accelerato la produzione interna sia di questa tipologia di velivoli senza pilota che di reti anti-drone.
I potenziali partner in Africa
La presenza militare dell’Ucraìna in Africa è in espansione da tempo. Negli ultimi anni suoi militari hanno partecipato a diverse missioni di pace delle Nazioni Unite in Angola, Sierra Leone, Etiopia e Repubblica democratica del Congo.
In Sudan nel 2023 Kiev ha stretto un accordo con il generale Abdel Fattah al-Burhan per consegnare droni alle forze armate sudanesi (SAF) impegnate nella guerra contro le Forze di supporto rapido (RSF) di Mohamed Hamdan Dagalo.
Istruttori militari ucraìni sono stati inviati anche in Sud Sudan e Rd Congo. Per respingere i ribelli del gruppo M23 il governo di Kinshasa ha assoldato squadre di contractor agli ordini di Erik Prince, ex amministratore delegato e fondatore della società di sicurezza privata Blackwater tra le cui recenti acquisizioni risultano anche quote della startup ucraìna Swarmer, specializzata nello sviluppo di droni.
Possibili nuove collaborazioni
La capacità riconosciuta a livello internazionale nell’adattamento a usi militari di droni di varie tipologie apre ora per Kiev la possibilità di avviare nuove collaborazioni in Africa, non solo con governi ma anche con forze irregolari.
Nel continente diversi gruppi armati hanno tratto ispirazione dagli enormi passi avanti fatti dalle forze armate ucraìne, iniziando a utilizzare e modificare droni per la raccolta di informazioni, supportare offensive di terra, lanciare esplosivi, condurre attacchi kamikaze.
In Mali nei mesi scorsi il Fronte di liberazione dell’Azawad e i jihadisti del JNIM (Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani), affiliati ad al-Qaida, hanno conquistato rapidamente diverse città e costretto a una ritirata fulminea le forze armate maliane (Fama) e i soldati russi di Africa Corps pare potendo contare anche sull’uso di droni a fibra ottica ucraìni.
Gli effetti collaterali
La proliferazione di droni in Africa sta già innescando effetti collaterali difficili da gestire. I velivoli senza pilota, i loro componenti elettronici e le armi che vi si possono adattare hanno subito ingrossato i traffici controllati dalle organizzazioni criminali.
Come segnalato in un’analisi pubblicata su European Council on Foreign Relations, nel momento in cui la domanda in droni in Ucraìna dovesse allentarsi a seguito di un accordo, oggi comunque ancora lontano, per un cessate il fuoco duraturo con la Russia, l’eccedenza di know how e dispositivi militari accumulatasi in questi anni nel paese – armi, piloti, contractor compresi quelli di origine africana assoldati in questi anni dalla Russia – si riverserebbe nel mercato globale.
Finendo per alimentare anche i conflitti in corso in Africa. Un destino a cui il continente è ormai abituato da tempo.