Cultura e Società
La pubblicazione del primo numero del periodico satirico francese dopo l'attentato del 7 gennaio scorso, ha ovviamente provocato molte reazioni nel continente. Tratto comune di molte manifestazioni è stata la condanna degli atti terroristici, ma anche e soprattutto delle vignette, ritenute irrispettose della religione. Ancora vive le polemiche.

Il governo di Bamako (Mali) ha annunciato giovedì di non avere alcuna intenzione di consentire la sepoltura nella sua terra natale di Amedy Coulibaly, il terrorista autore della strage al supermercato kosher di Parigi e dell’assassinio della poliziotta comunale di Montrouge. La sua famiglia aveva infatti espresso il desiderio che il giovane venisse inumato in Mali.

Le reazioni continuano in Africa a seguito della pubblicazione del primo numero di Charlie Hebdo, dopo l’attentato che ha decimato la sua redazione, con nuove vignette satiriche che riproducono il Profeta.

La protesta ha toccato il picco in Niger, dove ci sono state una decina di vittime e l’incendio di diverse chiese. Ma le manifestazioni hanno toccato numerosi paesi. In Tunisia la diffusione del nuovo numero, proibita dal governo, è coincisa con il quarto anniversario della caduta del dittatore di Ben Ali, il 14 gennaio. Nella centralissima avenue Bourguiba, alcuni manifestanti hanno scandito lo slogan: «Non sono Charlie, sono Mohamed», per sottolineare il rifiuto di identificarsi con gli autori delle vignette. Del resto quasi tutti i paesi hanno proibito la diffusione del nuovo numero e dei giornali che ne hanno riproposto alcune vignette. È stato il caso di Senegal, Niger, Algeria, Marocco e Tunisia.

Il tratto comune di queste proteste è stata la condanna sia degli attentati terroristici, che delle vignette ritenute blasfeme, ingiuriose e irrispettose della religione. Ma due giornalisti tunisini, Naoufel Ouertani e Moez Ben Gharbia che avevano pubblicamente espresso solidarietà ai colleghi di Charlie Hebdo, pur dicendosi contrari alle loro vignette, si sono visti minacciare di morte da un ex imam di Tunisi, Kamel Zarouk.

Sulla stampa africana medesimo registro di riprovazione per i due aspetti della vicenda di Charlie Hebdo. Molti caricaturisti hanno voluto manifestare comunque il sostegno alla libertà di stampa, e alla redazione del periodico satirico francese, pubblicando le proprie vignette sui giornali locali.

Per la verità non sono mancate manifestazioni a favore dell’attentato, come in Senegal dove un predicatore televisivo, Iran Ndao, si è felicitato con i fratelli Kouachi autori dell’assalto al giornale satirico, in virtù del fatto che non è tollerabile prendere in giro il Profeta ed è giusto «combattere i suoi nemici». 

La presenza di diversi capi di stato e di governo africani alla grande manifestazione di Parigi dell’11 gennaio scorso aveva già sollevato proteste in Africa sia per l’implicita identificazione con i redattori e le loro vignette, sia per la palese contraddizione tra una mobilitazione a favore della libertà d’espressione e le politiche contro la libertà di stampa condotte nei rispettivi paesi. Non pochi dirigenti, a cominciare dal presidente del Niger, una volta tornati a casa avevano infatti dovuto giustificare la loro presenza al corteo di Parigi.

Nella foto in alto un manifestante a Niamey in Niger. (Fonte: AP/photo)