Africa / Alimentazione

L’Africa potrebbe arrivare ad avere un miliardo di bambini e giovani denutriti, malnutriti e affamati entro il 2050 se non verrà fermato l’attuale andamento negativo.

Oggi un bambino su tre soffre di rachitismo e la fame rappresenta la causa di quasi la metà dei decessi infantili in tutto il continente. A rivelarlo è uno studio dell’African child policy forum (Acpf), think-thank con base in Etiopia, secondo cui quasi 60 milioni di bambini nel continente non hanno abbastanza cibo, nonostante la generale crescita economica degli ultimi anni.

Lo studio segnala che, a livello globale, ogni tre secondi un bambino muore a causa della privazione di cibo: 10mila bambini ogni giorno. Anche se le cifre mostrano un miglioramento della fame infantile nel mondo, questa sta però peggiorando in alcune zone dell’Africa, dove il problema è in gran parte una questione di volontà politica.

Ad affermarlo è Assefa Bequele, direttore esecutivo di Acpf: «È la progenie della diabolica alleanza dell’indifferenza politica, della governance irresponsabile e della cattiva gestione economica. Persistente e indifesa anche se la realtà è, e rimane, una tragedia silenziosa che resta in gran parte sconosciuta e tollerata, forse perché è un problema dei poveri».

Nove bambini africani su 10 non soddisfano i criteri per una dieta minima accettabile delineati dall’Organizzazione mondiale della sanità e due su cinque non consumano pasti regolarmente. Liberia, Congo e Ciad sono in fondo alla classifica quando si tratta di bambini di età compresa tra 6 e 23 mesi che non ricevono cibo sufficiente e vario con una frequenza salutare. Sono seguiti dallo Zimbabwe, dalla Guinea-Bissau, dal Gambia e dalla Repubblica democratica del Congo.

La fame, fa notare lo studio, ostacola la crescita e lo sviluppo cognitivo dei bambini, ma colpisce anche la performance economica del paese da cui provengono. Secondo il rapporto, può costare ai paesi africani quasi il 17% del loro Pil. Si stima che il Pil attuale del continente sia stato ridotto del 10% a causa del solo arresto della crescita.

Ogni anno, la fame infantile costa all’Etiopia il 16,5% del suo Pil, mentre il tasso per il Rwanda è dell’11,5%.
Il rapporto dice anche che “per ogni dollaro investito nel ridurre l’arresto della crescita, vi è un ritorno di circa 22 dollari in Ciad, 21 in Senegal e 17 in Niger e Uganda”, e se l’investimento è fatto presto nella vita del bambino, i tassi di rendimento possono essere anche più alti: fino a 85 dollari in Nigeria, 80 in Sudan e 60 in Kenya. (The Guardian)