Migrazioni Politica e Società
Dossier Amref-Osservatorio di Pavia “Africa mediata”
L’Africa dimenticata dai media italiani
Nei giornali è comparsa, nel 2021, mediamente 16 volte al mese. Nei Tg solo il 3,4% delle notizie ha riguardato il continente. E di solito si tratta di migranti. O di guerre. Pochissimo di afrodiscendenti. I grandi avvenimenti sportivi possono aiutare a raccontare una diversa narrazione
26 Maggio 2022
Articolo di Redazione
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La pallavolista Paola Egonu, portabandiera italiana ai Giochi olimpici di Tokyo

Amref Health Africa-Italia, in collaborazione con Osservatorio di Pavia, ha presentato la terza edizione di Africa mediata, dati e analisi su come e quanto i media italiani raccontano l’Africa e gli africani. Dati sconfortanti. Da marzo 2021 a febbraio 2022 sulle prime pagine dei sei quotidiani oggetto della ricerca, l’Africa ha fatto capolino in media 16 volte al mese, in aumento rispetto alle 10 dello stesso periodo dell’anno prima, ma in diminuzione rispetto alle 22 del 2019.

Sui principali telegiornali nazionali, invece, l’Africa è stata al centro del 3,4%  delle notizie: 1.522 su circa 44mila.

Sui giornali, due terzi delle notizie erano legate a migranti africani che vivono o transitano in Italia. Solo un terzo era dedicato ad avvenimenti che hanno avuto luogo in Africa. E in questo caso, la maggioranza delle notizie è associata a temi come guerre e conflitti, aspetto, hanno confermato gli autori della ricerca, che va ad alimentare “l’afro pessimismo” di cui è impregnata gran parte dell’informazione (e non solo) italiana.

Per quanto riguarda la Tv, nel 2021 sono stati analizzati 90 programmi di infotainment, delle sette reti generaliste. Dove si ha, in media, un riferimento all’Africa ogni 63 ore di programmazione. Al primo posto sempre guerra e terrorismo, seguito da ambiente/cultura/turismo e poi dal Covid-19

I paesi più coperti sono stati Libia ed Egitto, che rispondono perfettamente al criterio di prossimità geografica, denunciata nel rapporto.

Ancora intorno allo “zero virgola”, invece, la percentuale di persone africane e afrodiscendenti intervistate.

Olimpiadi e Coppa d’Africa

Il dossier di quest’anno si è concentrato, in particolare, sullo sport. Focus dedicato a due eventi su tutti: i Giochi Olimpici di Tokyo e la Coppa d’Africa.

Sotto la lente anche i profili social delle squadre di A, per monitorare le tematiche dell’identità e della lotta al razzismo. «Gli sportivi italiani che hanno discendenza, nascita e storia in Africa, sono in assoluto i migliori portabandiera per combattere il razzismo e l’afrofobia» ha dichiarato Giovanni Malagò, presidente del Coni.

Tra i temi trattati, oltre alle migrazioni, trovano spazio le accuse di razzismo mosse da Meghan Markle alla corte reale inglese; le polemiche suscitate dalla decisione dei calciatori della Nazionale azzurra di non inginocchiarsi (e poi, cambiando idea, di inginocchiarsi) come gesto di protesta contro il razzismo durante i campionati Europei.

L’Africa nei Giochi Olimpici di Tokyo è stata analizzata attraverso tre tipi di media (programmi tv, stampa, social network di atlete/i di origine africana). Su 384 atleti della delegazione italiana, 21 avevano origine africana o afroamericana. Negli occhi l’immagine di Paola Egonu, al momento della sfilata inaugurale con la bandiera del Cio, o le vittorie di Marcell Jacobs e Eseosa Fostine Desalu, che, riporta il report, sono occasione per esibire l’immagine di un’Italia aperta, che sa offrire opportunità a tutti.

Nello sport immagine più favorevole

Nel complesso, la narrazione sportiva ha dimostrato di saper restituire un’immagine dell’Africa e degli africani o afrodiscendenti molto più favorevole rispetto a quella che domina in altre cornici informative. I principali temi correlati alla narrazione sportiva degli atleti italiani afrodiscendenti sono l’accoglienza, l’inclusione sociale e la multiculturalità.

La Coppa d’Africa, slittata per via della pandemia e disputata in Camerun nei mesi di gennaio e febbraio 2022, ha ricevuto per la prima volta un’ottima copertura giornalistica e televisiva nel nostro paese, sebbene l’evento non sia riuscito a entrare nel dibattito sportivo mainstream, se non per gli effetti negativi prodotti sui campionati nazionali. Il racconto televisivo fatto della Coppa d’Africa vede un’assenza di stereotipi (calcio africano “fisico e istintivo”).

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