Il terrorismo nel continente
Negli ultimi cinque anni il numero di azioni terroristiche compiute nel continente è quasi triplicato rispetto al quinquennio precedente. Tanto da trasformare il continente in una delle principali frontiere mondiali della lotta al terrorismo.

«La minaccia agli interessi occidentali rappresentata dai gruppi jihadisti che operano in Africa è cresciuta costantemente negli ultimi dieci anni. Tanto che i ripetuti attacchi stanno trasformando il continente in una delle principali frontiere della guerra al terrorismo».

L’allerta è contenuto in un nuovo rapporto pubblicato dalla Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD), con base a Washington, che ha monitorato tutti gli attentati contro gli interessi occidentali in Africa, compiuti tra gennaio 2007 e ottobre 2017 dalle formazioni radicali islamiste attive in Nordafrica, nel Sahel, nell’Africa occidentale e nel Corno.

Dall’analisi emerge che i vari gruppi hanno affinato le capacità operative e aumentato il numero di azioni terroristiche che, nel periodo compreso tra gennaio 2012 e ottobre 2017, sono state 358; quasi il triplo rispetto alle 132, relative al quinquennio 2007-2011.

La relazione evidenzia che la maggior parte dei 490 attacchi monitorati contro gli interessi occidentali, sono stati realizzati da al-Shabaab, Boko Haram, Gruppo per il sostegno all’Islam e ai musulmani (Gsim) e Movimento per l’unità e il jihad nell’Africa occidentale (Mujao). Gli attentati sono variati nel tempo rispetto alla tipologia dei bersagli e alle tattiche di esecuzione adottate, che in generale sono diventate più sofisticate, al punto che in alcuni casi hanno consentito di attaccare anche obiettivi molto protetti.

I gruppi jihadisti attivi in Africa hanno aumentato i loro attacchi alle infrastrutture per la produzione di energia, in particolare i gasdotti privi di protezione, e anche contro ambasciate, consolati ed edifici che ospitano uffici delle Nazioni Unite. Mentre sono aumentati i sequestri di turisti e operatori umanitari.

Il rapporto rileva inoltre che in Africa uno dei settori più esposti al rischio di attentati è quello dell’aviazione. L’industria aeronautica costituisce un obiettivo primario per i gruppi jihadisti africani. In primis, perché è difficile da proteggere e inoltre perché rappresenta una componente significativa dell’economia del continente.

La vulnerabilità del settore deriva dal fatto che alcuni gruppi, tra i quali spiccano gli estremisti somali di al-Shabaab, sono in grado di corrompere il personale per ottenere uniformi o lasciapassare ed eludere così le misure di sicurezza degli aeroporti.

I quattro analisti che hanno realizzato lo studio, richiamano l’esplosione di una bomba nascosta all’interno di un computer, a bordo di un aereo della Daallo Airlines decollato dallo scalo di Mogadiscio il 2 Febbraio 2016. A causa del ritardo accumulato alla partenza, la deflagrazione temporizzata avvenne prima che il velivolo raggiungesse l’altezza di crociera, limitando danni estesi.

Tuttavia, va tenuto conto che l’ordigno era molto sofisticato e l’attentatore aveva goduto di complicità esterne per introdurlo a bordo. L’attentato è stato uno dei motivi che un anno fa ha indotto il Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti a vietare l’uso di lap top nelle cabine degli aerei in partenza da dieci aeroporti del Medio Oriente.

Soltanto un mese dopo, un’altra bomba miniaturizzata esplose nell’area di controllo dell’aeroporto di Beledweyne, sempre in Somalia. Nello stesso attentato, la polizia aeroportuale somala scoprì e disinnescò altri due ordigni, uno dei quali era nascosto in una stampante. 

I disegni rinvenuti nella valigia dell’attentatore ricordavano quelli sviluppati da Ibrahim Hassan bin Tali al-Asiri, operativo di al-Qaeda nella penisola arabica (Aqap), noto come uno dei più esperti terroristi islamici nella preparazione di micro-bombe per attentati aerei, come quella nascosta nelle cartucce di una stampante utilizzata per compiere un attacco sventato nel 2010. Data la vicinanza e la stretta relazione di Aqap con al-Shabaab, è probabile che dietro l’organizzazione dell’attentato di Beledweyne ci sia il super ricercato al-Asiri.

La differenza tra la dinamica degli attacchi precedentemente compiuti dai terroristi di al-Qaeda per colpire aerei e quelli degli ultimi anni mostra un’evoluzione operativa di indubbio rilievo. I gruppi militanti africani si sono dimostrati idonei a testare nuove tattiche contro obiettivi dell’aviazione, senza contare che le tecniche innovative sperimentate in Africa possono essere esportate in altri teatri. 

Infine è interessante notare la definizione che il rapporto dà del jihadismo: attività di “gruppi militanti sunniti che sostengono il rovesciamento dei regimi locali, cercando di sostituirli con governi basati su una rigida interpretazione della sharia”.