Africa / Cina / Traffico di avorio

La Cina ha imposto un embargo di un anno sulle importazioni di trofei in avorio. Lo ha annunciato l’autorità forestale di stato cinese in previsione del viaggio del presidente Xi Jinping nel Regno Unito, dove i membri della famiglia reale stanno facendo pressione affinché la Cina si impegni per fermare il traffico di avorio. L’appetito crescente del colosso orientale per il contrabbando di avorio, dal quale vengono poi ricavati gioielli e ornamenti, ha contribuito ad alimentare il fenomeno del bracconaggio sul continente africano.

In Marzo il Principe William, nel corso di una visita a un santuario degli elefanti nella provincia cinese dello Yunnan, aveva insistito sulla necessità di porre fine al traffico di avorio. L’embargo del governo cinese tuttavia è temporaneo, esteso al momento fino al 15 ottobre 2016. In Cina, la vendita di sculture in avorio è legale se queste sono state importate prima dell’adesione cinese alla Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (Cites), avvenuta nel 1981. Fanno tuttavia eccezione gli oggetti ricavati da uno stock di 62 tonnellate di avorio grezzo, che Pechino ha comprato nel 2008 da 4 stati africani.

Di recente il traffico illegale ha subito un duro colpo con l’arresto della cinese Yang Feng Glan, considerata tra i maggiori trafficanti di zanne di elefante dell’africa orientale. La Cina tuttavia resta ancora il principale mercato di sbocco dell’avorio derivante dal bracconaggio. In giugno, un ministro della Tanzania aveva dichiarato la caccia illegale agli elefanti un vero e proprio “disastro nazionale”, appellandosi a Pechino per frenare il suo appetito per l’avorio. (Reuters)