Africa / UNHCR

Il 12 ottobre scorso sono stati rinnovati 18 dei 47 seggi del Consiglio per i diritti umani dell’Onu (UNHCR), che ha sede a Ginevra. Tra i nuovi eletti 5 sono paesi africani, e precisamente Eritrea, Somalia, Camerun, Burkina Faso e Togo.

La scelta ha scatenato molte critiche tra gli attivisti e le organizzazioni internazionali del settore. Le Nazioni Unite sono accusate, infatti, di aver permesso ad alcuni paesi considerati tra i più gravi e noti violatori dei diritti umani, di sedere nell’organismo deputato a valutarli. Un esempio per tutti, l’Eritrea. Questo, ha dichiarato Human Rights Watch, rischia di minare la credibilità stessa del Consiglio.

I nuovi paesi inizieranno il loro mandato nel gennaio del 2019 e rimarranno in carica per tre anni, fino alla fine del 2022. Potranno essere riconfermati, su richiesta, per un secondo mandato.

Per la prima volta dal 2006, anno in cui il Consiglio fu creato, i paesi membri hanno trovato un accordo prima del voto sui 18 nomi da presentare, e dunque la votazione è stata solo formale. I nuovi membri avrebbero dovuto avere un minimo di 93 voti, su 193 componenti dell’assemblea, per essere eletti. Alcuni, come il Bahrain, il Camerun, le Filippine, il Bangladesh e l’Eritrea, tutti decisamente con problemi notevoli nel rispetto dei diritti dei loro cittadini, ne hanno avuti tra 160 e 173.

Un anno fa era entrata a far parte dell’organismo, tra le critiche, anche la Repubblica democratica del Congo, eletta con 151 voti, su un totale di 193. A giugno di quest’anno hanno invece annunciato il loro ritiro gli Stati Uniti, denunciando il Consiglio come «un’organizzazione ipocrita ed egoista», affermando che ha accettato come membri paesi indegni e nutrito «attenzioni e ostilità sproporzionate verso Israele». (Al Jazeera)