Appello ai donatori

I fondi resi disponibili dai donatori per assistere oltre 2 milioni di profughi in Uganda, Kenya e Tanzania, sono diminuiti del 60% rispetto allo scorso anno.

Lo ha dichiarato ieri a Nairobi Nigel Tricks, direttore regionale del Consiglio Norvegese per i Rifugiati (Norwegian Refugee Council – NRC) una tra le più importanti organizzazione non governativa nel settore. Tricks ha sottolineato che, se non saranno trovati immediatamente i fondi necessari, nei campi profughi ospitati dai tre paesi aumenterà la malnutrizione, scoppieranno epidemie dovute all’acqua non potabile e le scuole dovranno essere chiuse.

L’allarme è stato confermato da Dana Hughes, portavoce dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) per l’Africa Orientale, la quale ha osservato che, nonostante la crisi di cui si lamentano i paesi occidentali, l’85% dei 22 milioni di rifugiati nel mondo sono ospitati da paesi africani e mediorientali. «Paesi come Kenya, Tanzania e Uganda sono sulla linea del fronte della crisi globale dei profughi. È una responsabilità globale assicurare che nei paesi di accoglienza ci siano programmi e servizi per aiutarli e sostenerli», ha detto.

Ma i fondi dai donatori occidentali sono diminuiti drammaticamente. In Kenya, ad esempio, le agenzie dell’Onu hanno raccolto quest’anno 97 milioni di dollari, a fronte di 340 milioni ricevuti nel 2017, il 70% in meno, mentre è costante il numero dei rifugiati, circa 500 mila. (Voice of America)