Agricoltura / Army Worms

Un’invasione di bruchi, chiamati army worms, (Mythimna unipuncta) sta mettendo a rischio i raccolti del granoturco, cibo di base della popolazione, e della canna da zucchero, uno dei maggiori prodotti commerciali in Kenya, Uganda e Tanzania. I tre paesi hanno complessivamente stanziato 7,85 milioni di dollari per affrontare quella che potrebbe diventare una vera è propria calamità, per cui non ci sono, per ora, mezzi efficaci e sicuri di contrasto.

I bruchi, molto simili a dei millepiedi, sono originari dell’America, dove provocano danni sia nel nord che nel sud del continente. Sono comparsi nel cono sud dell’Africa lo scorso anno e hanno suscitato grande allarme durante la scorsa stagione agricola in Mozambico, Malawi, Zambia, Namibia, Sudafrica e Zimbabwe. Stanno ora infestando i paesi dell’Africa Orientale, e probabilmente non si fermeranno, dal momento che possono spostarsi percorrendo fino a 2.000 chilometri all’anno.

In Kenya sono 11 le contee interessate dall’invasione, in particolare quelle di massima produzione del granoturco. I produttori si aspettano perdite per 117 milioni di dollari, senza contare le spese per pesticidi particolarmente costosi, che si rivelano in gran parte inefficaci. In Tanzania sarebbero almeno 1.000 gli ettari coltivati a mais infestati, in un’unica regione. In Uganda già due settimane fa le autorità competenti avevano dichiarato che il raccolto del mais era a rischio in tutto il paese.

I danni dovuti all’infestazione si sommano a quelli della siccità, che ha colpito in modo drammatico soprattutto il nord del Kenya e diverse zone dell’Uganda settentrionale. La più recente previsione delle reti di monitoraggio regionali sulla sicurezza alimentare dice che il raccolto del mais diminuirà di almeno 1,2 milioni di tonnellate, su una produzione annuale media di 2,7 milioni.
Il paese più colpito sarebbe l’Uganda, l’unico della regione in cui normalmente se ne produce un surplus. Quest’anno si prevede una riduzione drammatica – 1,03 milioni su una media annuale di 1,18 milioni di tonnellate – cosa che metterà in forte crisi l’approvvigionamento anche nei paesi vicini, provocando un aumento dei prezzi dei generi alimentari di base. (The East African, 8 – 14 aprile 2017, pag.28)