Rapporto Transparency International 2014
Pubblicato ieri il nuovo indice che misura la corruzione percepita nel mondo prodotto dall'Ong Transparency International. In Africa casi critici e progressi. La riprova di quanto conta la democrazia in un continente dove la corruzione resta ancora un fattore endemico.

Transparency International, l’Ong che da tempo mette sotto osservazione la corruzione nel mondo attraverso l’Indice di percezione della corruzione, ha pubblicato ieri il suo ventesimo rapporto. Non è sorprendente, all’indomani della scoperta della cupola mafiosa-malavitosa che governa gli appalti nella capitale d’Italia, trovare il nostro paese al 69° posto (lo stesso rango dello scorso anno) su un totale di 175 paesi considerati. L’Italia è sopravanzata da numerosi paesi di tutti i continenti. In testa alla speciale classifica dei paesi meno corrotti si conferma anche quest’anno la Danimarca.

Prendiamo come riferimento lo stivale per analizzare i risultati che riguardano il continente africano. Tra i paesi meno corrotti dell’Italia si contano 8 nazioni africane, con alla testa il Botswana, il più virtuoso dell’Africa che occupa il 31° posto, seguito da altri 7 stati africani (dal più al meno corrotto: Sudafrica, Ghana, Ruanda, Namibia, Lesotho, Mauritius, Capo Verde). Alle spalle del nostro paese ci sono gli altri 44 paesi africani, l’unico che manca all’appello è il Sahara Occidentale, attualmente diviso tra una parte occupata militarmente dal Marocco e l’altra liberata dal Fronte Polisario.

Fanalino di coda in Africa, e ultimo in classifica a pari “merito” con la Corea del Nord, è la Somalia (174° rango), immediatamente preceduta dal Sudan (173°) e dal suo vicino Sud Sudan (171°), il nord ed il sud sono separati in classifica solo dall’Afghanistan (172°).

Nell’altalena degli alti e bassi da un anno all’altro, nel continente africano si segnalano per miglioramenti significativi rispetto allo scorso anno, e con qualche sorpresa, la Costa d’Avorio, l’Egitto, il Mali e lo Swaziland. Chi peggiora la propria posizione in modo sostanziale sono Angola, Malawi e il Ruanda.

Complessivamente l’Africa rimane un continente dove la corruzione è endemica. Questa situazione impedisce o ostacola l’accesso da parte della popolazione ai servizi di base e prosciuga importanti risorse per la crescita economica e lo sviluppo sociale della stragrande maggioranza dei paesi.


L’indice non misura la corruzione “oggettiva”, bensì la percezione che si ha del fenomeno in ciascun paese a partire dalle opinioni di esperti sul grado di corruzione nel settore pubblico. I paesi più virtuosi, o se vogliamo meno corrotti, sono quelli in cui l’amministrazione pubblica è trasparente, in grado di rendere conto ai cittadini. Al contrario nei paesi che risultano più corrotti si riscontra il ricorso sistematico alle “bustarelle”, e l’assenza di sanzioni in caso di corruzione.

Il Rapporto di Transparency International esorta i paesi meno corrotti ad impegnarsi oltrefrontiera per combattere pratiche come il riciclaggio del denaro sporco, o la creazione di società che facciano da schermo alle pratiche illecite. Per la cronaca il Lussemburgo del presidente della Commissione UE, Juncker, è al 9° posto, ma questo prima della recente inchiesta giornalistica che lo coinvolge, la cosiddetta Lux-leaks.

Nella foto in alto un cartellone contro la corruzione in Uganda, con su scritto: “La corruzione è mortale. Fermala!”. (Fonte: voxeurop.eu)