Crescono gli investimenti
Lenta, l’Africa si muove verso lo sfruttamento delle energie rinnovabili. A questo proposdito è nato, il 6 luglio, a Capo Verde, il regional Center for Renewable Energy and Efficiency, per implementare, nell’Africa Occidentale, la produzione e l’efficienza delle energie rinnovabili. Al momento è il Maghreb ad attuare le politiche più importanti.

La Comunità Economica dei paesi dell’Africa Occidentale (Cedeao) ha inaugurato, il 6 luglio scorso, a Praia, capitale di Capo Verde, il Regional Center for Renewable Energy and Efficiency, il centro regionale per l’energia rinnovabile e l’efficienza energetica. Il centro è stato costruito grazie al contributo dell’agenzia dell’Onu per lo sviluppo industriale (Onudi). Si occuperà, con un primo budget di 150 milioni di dollari, dello sviluppo delle energie rinnovabili e dell’efficienza energetica in Africa occidentale, area dove solo il 16 % dei 23.000 MW del potenziale idroelettrico è utilizzato; tutto ciò, senza contare le altre fonti di energia rinnovabile di cui dispone questa parte del continente, in particolar modo il sole.

 

La nascita di quest’organismo costituisce una sorta di risveglio per i 15 paesi africani membri della Cedeao, visto che la maggior parte di loro non ha un progetto chiaro sulle energie rinnovabili. È anche un segnale forte per gli altri paesi dell’Africa subsahariana dove, aldilà dei proclami, la questione delle energie rinnovabili sembra ancora non essere tra le priorità delle politiche energetiche ed economiche.

 

Alcuni paesi a sud del Sahara fanno, tuttavia, eccezione. È il caso del Kenya che sta già compiendo enormi passi avanti nella produzione di energia geotermica. Il paese prevede, infatti, di trarre, entro il 2017, il 25% del suo fabbisogno energetico da questa fonte, molto diffusa nella regione della Rift Valley. Un altro esempio di dinamismo subsahariano in questo campo viene dalle Isole Mauritius, dove il 25% della produzione di energia elettrica deriva dalle biomasse, in particolare dalla combustione degli scarti di canna da zucchero, principale produzione del paese.

 

È importante notare come il rinnovabile presenti caratteristiche diverse, a seconda delle latitudini. Il nord Africa deve infatti tenere conto delle immense distese di sabbia del deserto del Sahara, contando però sulla vicinanza al continente europeo. Nei prossimi anni, infatti, nella regione pioveranno miliardi di dollari di investimenti statali e privati. Tra i paesi più dinamici della zona figurano l’Algeria, l’Egitto e il Marocco. Quest’ultimo, in particolare, punta a diventare leader del solare nel nord Africa, prevedendo di investire 9 miliardi di dollari nella produzione di 2000 MW di energia pulita entro il 2020. A fine giugno, il paese ha inaugurato la sua più grande centrale eolica nella città di Tangeri, nel nord del paese. Un investimento di 300 milioni di dollari che porterà a più di 200 MW la capacità energetica tratta da fonti eoliche.

 

Tra i progetti più ambiziosi nella regione, c’è anche Desertec, che punta a produrre 100 GW di energia solare ed eolica, prevalentemente nel deserto del Sahara, per poi esportarla nell’Unione Europea. Desertec rientra nel quadro del Piano Solare Mediterraneo della cooperazione euro-mediterranea. Ha già ricevuto l’appoggio del settore privato europeo, tra cui molte banche e società energetiche del Vecchio continente. A questo proposito è stato creato alla fine del 2009 il consorzio Desertec Industrial Initiative di cui fa parte anche l’italiana Enel. Il gruppo porterà avanti il progetto, partecipando anche ai 400 miliardi di dollari necessari per la sua concretizzazione.

 

Se realizzato, Desertec consentirà all’Unione Europea di realizzare i suoi obbiettivi energetici: trarre entro il 2020 il 20% delle suo fabbisogno energetico da fonti rinnovabili. Nonostante le garanzie date, circa il trasferimento tecnologico, la creazione d’impiego e altri vantaggi economici, alcuni osservatori temono che Desertec non sia altro che un progetto di “eco-colonizzazione”, rischiando di riprodurre vecchi schemi, con i paesi produttori di energia incapaci di indirizzare la produzione al consumo interno. Tuttavia, tutto dipenderà dal peso politico dei paesi del Maghreb nel negoziare l’accordo definitivo.