Ambiente / Deforestazione
In 25 anni il pianeta ha perso 129 milioni di ettari di foreste. Lo denuncia un rapporto pubblicato la scorsa settimana dalla Fao. Anche se il ritmo di deforestazione nel mondo è rallentato di oltre il 50% dal 1990 al 2015, il continente africano fa registrare ancora perdite di superificie elevate e in alcuni paesi il fenomeno è in ascesa.

Il continente africano è la sede del secondo polmone del pianeta. Un’immensa risorsa economica e ambientale che però resta ancora in pericolo. A meno di cento giorni dalla Conferenza sul clima delle Nazioni Unite COP 21 a Parigi, un rapporto dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (Fao), intitolato “Global Forest Resources Assessment 2015” e pubblicato la settimana scorsa, mostra che la deforestazione rimane una questione ecologica importante e a tratti allarmante per l’Africa. Non a caso la pubblicazione di questo documento e dei suoi dati è avvenuta in occasione del XIV Congresso mondiale sulle foreste che si è concluso venerdì e si è tenuto a Durban in Sudafrica.

Prima di analizzare i dati africani è doveroso partire da quelli globali. Le foreste coprono oggi il 30,6% del territorio mondiale, pari 3.999 milioni di ettari.  In 25 anni il pianeta ha perso 129 milioni di ettari di foreste, una superfice equivalente al Sudafrica (Nella prima tabella sotto i dati sulla decrescita della superfice di foreste nel mondo). A lamentare maggiori perdite sono l’Africa e il Sudamerica, con 2,8 e 2 milioni di ettari persi negli ultimi 5 anni. In compenso, e questa è davvero una buona notizia, il ritmo di deforestazione è rallentato, dal 1990 al 2015 di oltre il 50%. Ciò sarebbe dovuto a un sempre maggiore interesse per le aree protette, unito a gestione e monitoraggio più approfonditi.
Gli esperti della Fao, sottolineano il ruolo imprescindibile delle foreste. In primis nella lotta alla povertà rurale, garantendo sicurezza alimentare e offrendo mezzi di sostentamento; nel contrasto alla concentrazione di gas serra nell’atmosfera; e infine nell’economia globale, contribuendo con circa 600 miliardi all’anno al Pil mondiale. Una fonte di lavoro per oltre 50 milioni di persone.

Foreste mutilate in Africa 
Veniamo al continente africano. Nonostante l’andamento mondiale, le motoseghe qui lavorano incessantemente. Dal 2010 al 2015, quasi tre milioni di ettari di terreni forestali sono andati perduti ogni anno nel continente. Nella classifica (riportata sotto nella Tavola 3) dei dieci paesi del mondo dove la foresta è scomparsa maggiormente in termini di superfice in questi quindici anni, quattro sono africani: Nigeria (410mila ettari), Tanzania (372mila), Zimbabwe (312mila), R.D.Congo (311mila). (Vedi la seconda tabella in basso)

Non solo. Cinque paesi africani sono nella lista delle dieci nazioni dove la deforestazione è stata più rapida nel periodo studiato, quattro di essi sono della regione occidentale del continente. Si tratta di: Sierra Leone, Liberia, Guinea, Guinea-Bissau.  Il quinto è il caso del Madagascar. Lo sfruttamento del legname, l’agricoltura intensiva, in particolare per l’olio di palma, il prodotto più consumato nel mondo, sarebbero le cause maggiori dell’accelerazione del la deforestazione in Africa occidentale secondo il documento Fao.

L’analisi della situazione del Madagascar, poi, merita un breve approfondimento. Come riportato da Rfi, l’anno scorso, il paese ha perso quasi 320.000 ettari, pari al 2% della sua foresta. Anche qui sono coinvolte l’agricoltura, lo sfruttamento delle miniere, ma soprattutto lo sfruttamento illegale di legni pregiati, come il palissandro, che causano una deforestazione intensiva.

Secondo polmone del pianeta a rischio
La deforestazione colpisce soprattutto le aree forestali di grandi dimensioni in Africa. Il bacino del fiume Congo che ospita il 90% della foresta tropicale del continente ed è considerato il secondo polmone del pianeta, è costantemente martoriato nonostante le risorse destinate alla sua salvaguardia siano ingenti. Quasi il 13% del Pil dei paesi tropicali. Camerun, Gabon, Centrafrica e Repubblica Democratica del Congo sono nazioni che preoccupano in tal senso. La deforestazione, legata allo sfruttamento del legname tropicale molto richiesto nei mercati occidentali e pagato profumatamente, in particolare in nazioni dove sono incorso conflitti e dove non ci sono controlli per assenza di regole. Centrafrica e R.D.Congo ne sono la prova. Nelle zone ribelli sono i stessi gruppi ribelli a favorire il diboscamento per autofinanziarsi e le multinazionali non si lasciano sfuggire l’occasione.  (Sul caso del Centrafrica di recente ne ha parlato Global Witness in un rapporto ripreso da Nigrizia).

Va detto che molti danni, gli esperti della Fao li hanno registrati nelle foreste a sud del Sahel, considerate una barriera protettiva contro la desertificazione. La sopracitata Nigeria è prima nella classifica in quanto a perdite di superfici boschive. Primo stato produttore di olio di palma del continente, messo sotto pressione dall’urbanizzazione e dall’aumento demografico, non è difficile capire il perché. Una situazione simile e allarmante è stata rilevata anche anche in Togo, Mali, Ciad e Uganda (Vedi grafico in alto a destra).

Gestione pubblica sotto accusa
L’agricoltura nel continente è sicuramente in gran parte la principale responsabile della deforestazione, ma è soprattutto il problema della cattiva gestione delle foreste ad essere evidenziato dagli esperiti della Fao. «Nel continente quasi il 94% della foresta è gestita dal settore pubblico con fondi insufficienti: lo Stato non ha mezzi per occuparsene», spiega Dominique Reeb, capo del dipartimento forestale dell’agenzia Onu. Di conseguenza, il taglio e il disboscamento illegale rimangono scarsamente controllati. «Quando la foresta è gestita dalla popolazione locale e dagli agricoltori, questi ultimi la proteggono meglio, perché è una fonte di risorse finanziarie, come già avviene in alcune regioni della Namibia o del Gambia”, continua sempre Reeb.
Altri paesi hanno adottato leggi più restrittive. Come la Liberia, che ha firmato alla fine del 2014 un accordo bilaterale con la Norvegia per sviluppare l’agricoltura “zero deforestazione” contraria a progetti agroindustriali intensivi e impattanti sulle foreste.

Ma a parte alcuni buoni esempi, la strada è ancora lunga da fare se si pensa che molti paesi africani non riconoscono ancora il legame tra deforestazione ed effetto serra.

La deforestazione è infatti responsabile di circa il 15% delle emissioni di gas serra e sarà una delle principali sfide che il mondo dovrà mettere sul tavolo a dicembre durante la tanto attesa COP21 di Parigi.

Il grafico sopra mostra l’evoluzione della superficie della feresta in alcuni paesi africani. (Fonte: Jeune Afrique)

Conferenza sul clima COP 21
L’obiettivo della conferenza è quello di concludere, per la prima volta in oltre 20 anni di mediazione da parte delle Nazioni Unite, un accordo vincolante e universale sul clima, accettato da tutte le nazioni.