Fondazione Mo Ibrahim
È quanto emerge in uno studio che analizza l’andamento negli ultimi dieci anni. Mostrano la corda sanità, istruzione, giustizia, sicurezza e ambiente. Il 22% del campione intervistato dichiara di aver pagato una tangente per poter accedere a un servizio.

Alla vigilia del Forum annuale, che si terrà sabato prossimo a Kigali (Rwanda), la Fondazione Mo Ibrahim, creata dal magnate anglo-sudanese Mohamed Ibrahim per incoraggiare il buon governo in Africa, ha pubblicato un nuovo rapporto “Public service in Africa” che, con una messe di dati raccolti negli ultimi dieci anni, valuta la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici nel continente africano.

La ricerca descrive l’inadeguatezza dei servizi pubblici africani in molti settori, tra i quali spiccano sicurezza, salute, istruzione, ambiente e giustizia, mettendo in evidenza la necessità che le pubbliche amministrazioni cambino registro. Lo studio richiama le crescenti aspettative di una più efficiente erogazione dei servizi pubblici da parte dei cittadini africani, specialmente coloro che vivono nelle città e i giovani. Al punto che per garantirsi una migliore qualità dei servizi pubblici, la maggioranza dei cittadini africani sarebbe disposta a pagare.

Uno dei dati di maggior rilevanza è questo: negli ultimi 10 anni l’affidabilità dei funzionari pubblici è peggiorata e tale peggioramento ha avuto un’accelerazione negli ultimi cinque anni. Un altro elemento inquietante: nel 2015, il 22% di un campione rappresentativo della popolazione ha dichiarato di aver pagato una tangente per poter accedere ai servizi pubblici. I servizi maggiormente colpiti dalla piaga delle bustarelle sono i tribunali (il 30,8% degli intervistati ha affermato di aver pagato per avere assistenza da un tribunale) e la polizia (il 29,3% ha dichiarato di aver versato somme di denaro per evitare di avere problemi con le forze dell’ordine). Per avere un’idea più precisa del fenomeno, basti considerare che nella sola Nigeria, nel 2016 sono state pagati circa 82 milioni di tangenti, pari al 39% del budget totale che il bilancio federale dedica all’istruzione.

Preoccupante anche il dato che indica che in dieci paesi africani – Burkina Faso, Camerun, Ciad, Mali, Mozambico, Rwanda, Sierra Leone, Tanzania, Togo e Uganda – il pubblico impiego rappresenta meno del 5% dell’occupazione totale. Nondimeno, l’Africa perde circa due miliardi di dollari all’anno a causa della fuga dei cervelli nel settore sanitario. A significare che gran parte dei lavoratori più qualificati sceglie di lavorare all’estero.

Qualche altro dato. Il Ghana risulta essere l’unico paese africano in cui i dipendenti pubblici operano liberamente senza interferenze politiche e solo nelle isole Maurizio sono nominati e valutati sulla base di criteri professionali. E ancora, in Etiopia i dipendenti degli enti locali possono accedere a internet un solo giorno la settimana, mentre su 54 paesi del continente solo Libia, Maurizio e Tunisia hanno almeno un medico ogni mille abitanti.

Il malfunzionamento dei servizi pubblici determina anche un aumento dei privati della gestione dei servizi pubblici primari come sicurezza, istruzione e sanità. E nel privato le prestazioni hanno un costo più elevato (57,4% in più rispetto all’Europa), con il tangibile rischio di aumentare le disuguaglianze, specie per l’accesso alla salute.