ECONOMIA IN BIANCO E NERO – GENNAIO 2017
Riccardo Barlaam

«C’è un’energia incredibile qui in Africa. La senti subito non appena scendi dall’aereo. Ma bisogna colmare il gap tra talento e opportunità». La distanza che c’è tra la capacità delle persone e le possibilità offerte dell’ambiente. Parola di Mark Zuckerberg, fondatore e Ceo di Facebook che, con la moglie Priscilla Chan, ha di recente visitato Yaba, il distretto hi-tech di Lagos, capitale economica della Nigeria.

L’aggettivo che meglio descrive questa due giorni del potente numero uno del social network è: stupore. A Yaba hanno lasciato sul campo investimenti per 24 milioni di dollari, con la loro fondazione Chan Zuckerberg Iniziative, per finanziare start up come Andela, società che fa formazione a ingegneri elettronici e programmatori africani. Andela è nel cuore del distretto di Yaba, assieme ad altre realtà imprenditoriali, guidate da giovani africani, creativi e intraprendenti, che hanno deciso di restare. Realtà come il Co-Creation Hub, incubatore di società e spazio di lavoro condiviso. Grandi spazi comuni, tavoli enormi, ragazzi che lavorano uno accanto all’altro persi nei propri lap top.

In quest’area è un pullulare di nuove società: le start up della Nigeria lo scorso anno hanno attratto investimenti per 49,4 milioni di dollari, seconde solo a quelle sudafricane, stando ai dati del portale tecnologico Disrupt Africa. Così come a Lagos, anche ad Accra (Ghana), a Johannesburg (Sudafrica) e a Gaborone (Botswana) c’è la stessa vivacità e lo stesso scenario di incubatori e acceleratori di società tech.

Lo stesso si può dire per quell’area che è chiamata Silicon Savannah, sorta attorno a Nairobi (Kenya). Qui è nata nel 2007, dieci anni fa, M-Pesa, la piattaforma per scambiare denaro con il telefonino usata ormai abitualmente da 19 milioni di kenyani. Tutte iniziative private, nate dal talento di giovani africani che hanno spesso ottenuto degli aiuti governativi, e hanno potuto crescere anche grazie al miglioramento dell’infrastruttura. Come, ad esempio, il cavo sottomarino in fibra ottica di 3.100 miglia che unisce dal 2010 gli Emirati Arabi Uniti con Mombasa, città costiera kenyana, e permette di far arrivare la banda larga ultra veloce a 5 paesi dell’Africa orientale.

La Banca mondiale, nel giugno scorso, ha censito 173 tra hub tecnologici e incubatori in Africa. Gli investimenti di venture capital sono cresciuti di dieci volte in due anni. Passando dai 41 milioni di dollari del 2012, ai 414 milioni di dollari del 2014. Si stima che possano arrivare oltre 600 milioni di dollari nel 2018. Certo, è poca cosa se rapportato a quello che succede nei mercati sviluppati: la Silicon Valley, il distretto hi-tech californiano a sud di San Francisco, nel 2015 ha generato investimenti in venture capital per 128,7 miliardi di dollari. Ma è comunque tanto, e molto importante, quello che sta accadendo in Africa.

A testimonianza di una vitalità economica. «L’Africa – spiega Dave McClure, fondatore dell’acceleratore della Silicon Valley, chiamata 500Startups – è probabilmente la prossima grande opportunità emergente all’orizzonte per chi vuole puntare sulle start up tecnologiche». McClure ha già investito in sei start up in Ghana, Nigeria e Sudafrica. È a “caccia” di altre prede da sostenere e far crescere. E conta di procedere al ritmo di 20-30 investimenti l’anno in altrettante giovani società africane.