L’Africa vuole diventare elettrica - Nigrizia
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L'aria che tira / Gennaio 2026
L’Africa vuole diventare elettrica
Aumentano le iniziative che contemplano questa forma di energia, dal Kenya al Ghana. Rimane da fare però, a partire da standard tecnici comuni
14 Gennaio 2026
Articolo di Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto Club
Tempo di lettura 2 minuti
Un autista di boda boda in Kenya carica il suo motoveicolo elettrico

Questo articolo è uscito nel numero di Nigrizia di gennaio 2026.

La transizione della mobilità in Africa sta accelerando: dai progetti pilota di autobus elettrici a Lagos e Nairobi all’ascesa dei produttori nazionali di questo tipo di veicoli. Con la rapida urbanizzazione che spinge la domanda di trasporti più puliti, i veicoli elettrici non sono più un obiettivo lontano, ma una necessità urgente. Tuttavia, il progresso rimane frammentato.

Ad esempio, il Ghana conta 17.000 veicoli elettrici immatricolati, la flotta più grande del continente. Gran parte di questa crescita è stata trainata da aziende locali come SolarTaxi e Kofa, che assemblano motociclette elettriche, tricicli, autobus e altri piccoli veicoli attraverso partnership con produttori cinesi. O l’Etiopia che intende proibire l’importazione di auto a combustione interna.

Ma vediamo alcune caratteristiche e limiti di questa mobilità emergente, analizzati nel recente rapporto Sbloccare il potenziale dei veicoli elettrici in Africa, elaborato dal Rocky Mountain Institute e dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep). Uno dei maggiori ostacoli individuati è l’assenza di standard tecnici comuni.

Oggi, i paesi applicano connettori di ricarica e quadri di sicurezza diversi, costringendo investitori e gestori di flotte a personalizzare i prodotti per ciascun mercato. Inoltre, i dazi all’importazione per veicoli elettrici, batterie e componenti variano notevolmente nei vari paesi facendo aumentare i prezzi e rallentare le catene di approvvigionamento.

Infine in tutta l’Africa, governi e città acquistano flotte di veicoli elettrici in piccoli lotti non coordinati, spesso utilizzando requisiti tecnici e procedure di gara diverse. Questa frammentazione si traduce in prezzi unitari più elevati e mancanza di segnali di domanda chiari per i produttori.

Prendiamo un elemento centrale della nuova mobilità, le batterie. Si deve passare da un modello lineare che passa dall’utilizzo al loro smaltimento a un sistema di batterie circolare basato sul riutilizzo, la riconversione e il riciclo. Oggi, la maggior parte dei paesi non dispone di quadri normativi favorevoli, una circostanza che limita le opportunità per i centri di riciclo regionali e le applicazioni di seconda vita che potrebbero ridurre i costi e rafforzare la sicurezza energetica.


Kofa

Fondata in Ghana nel 2022, di base ad Accra, questa azienda porta avanti un sistema di scambio delle batterie elettriche che permette agli utenti, tramite l’acquisto di crediti, di lasciare le batterie scariche e di prenderne nuove, cariche, in vari punti della città.

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