Il XXXII Festival di Cinema Africano di Verona
Si apre oggi, 16 novembre, il Festival di Cinema Africano di Verona, giunto alla sua XXXII edizione. Il tema è la contaminazione, in un cinema, quello africano, sempre meno territoriale.

“Quando si parla di cinema africano o delle Afriche possiamo ancora definirlo un cinema di territorio?”: è attorno a questa domanda che ruota Africamix, l’edizione 2012 del Festival di Cinema Africano di Verona che si apre stasera, alle 20.30, al Cinema Stimate della città scaligera.

Il cinema africano, ormai contaminato dall’incontro con il World Cinema, è sempre meno territoriale e sempre più influenzato dai generi del cinema tout-court, senza perdere, tuttavia, le proprie radici.

Contaminazione è la parola chiave. Africamix intende mostrare il nuovo volto del cinema africano, quello che cambia e si esprime in linguaggi nuovi, in moderne visioni capaci di rivisitare la cultura del continente e rinnovarla dal suo interno. L’Africa del Festival è quella dei giovani cineasti, stanchi degli stereotipi, che sentono ormai lontani dalle loro vere identità, costruite su crocevia di radici, relazioni, esperienze e visioni condivise. Le nuove identità, dinamiche, in movimento, rappresentano la società africana in continua evoluzione, contaminata dalle altre culture. Nessuna meraviglia, dunque, se il cinema, arte del movimento per definizione, è l’ambito culturale in cui più è evidente questa trasformazione.

Saranno 35 i film proiettati nelle sale di Verona, dal 16 al 25 di novembre, di cui 30 a concorso. Dalla fantascienza alla commedia divertente, il cinema africano si mostra in tutte le sue sfaccettature, portando sullo schermo anche temi sociali, come l’emigrazione e la mescolanza tra culture (nella sezione speciale Viaggiatori & Migranti), ma anche semplici storie di vita, di chi sogna una vita migliore, di chi tenta di averla e di chi ce la fa.

Una giuria ufficiale decreterà i premi per le tre Sezioni in concorso: Panoramafrica (miglior lungometraggio), Africa Short (miglior cortometraggio) e Africa Doc (miglior documentario); 4 giurie speciali attribuiranno, invece, i premi della sezione Viaggiatori migranti, dell’Associazione Studenti africani di Verona, il premio Scuole e, novità di quest’anno, il premio Associazione La Fraternità Cinema al di là del muro, la cui giuria sarà composta da un piccolo gruppo di detenuti della Casa circondariale di Montorio (Verona). A questi, come ogni edizione, si aggiunge il Premio del pubblico.

Il Festival si apre con il film keniano The first grader, la storia di un uomo, ex guerriero Mau-Mau, che decide di tornare tra i banchi di scuola per imparare a leggere e capire cosa gli ha scritto qualche tempo prima in una lettera il Presidente della Repubblica.

Il tema dell’omosessualità, perseguitata in molti paesi africani, è invece al centro di Call me Kuchu, documentario che racconta la lotta di David Kato, attivista gay ugandese, e torna in Silent Stories, ritratto poetico di due uomini e due donne la cui identità sessuale li costringe a lasciare rispettivamente Dakar, Algeri, Conakry e Baghdad.

È la new Africa quella che emerge dal Festival di Cinema Africano, descritta senza sconti in tutta la sua dura realtà, ma anche in tutto il suo fascino di territorio che si contamina con il resto del mondo. Ed è proprio questo il cuore del messaggio di Africamix: il futuro del mondo è nella mescolanza delle culture, in un mix che non annulli le differenze ma dia vita a qualcosa di nuovo, magari qualcosa di migliore, certamente qualcosa di straordinario.