Cooperazione
Parlano di futuro i progetti realizzati da 21 professionisti, imprenditori ed economisti provenienti da sei paesi africani, nell’ambito di un progetto finanziato dalla cooperazione allo sviluppo italiana. Ora però, dicono gli organizzatori, serve un dialogo con le imprese.

Ingegneri, politologi, imprenditori ed economisti: sono solo alcuni tra i profili degli ‘innovatori’ africani selezionati dai politecnici di Torino e Milano per il progetto ‘Africa innovation leader’, sostenuto e finanziato dall’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo, che il 14 maggio ha presentato alcuni dei suoi lavori in un incontro presso la sede dell’Agenzia Dire.

«Il progetto prevede la formazione di un cospicuo numero di Africa innovation leader, abbiamo ricevuto ben 450 lettere di espressione di interesse da parte di professionisti di medio e alto livello» spiega alla Dire Emanuela Colombo, delegato del rettore del politecnico di Milano per cooperazione e sviluppo e «abbiamo selezionato 21 leader che vengono da 6 paesi africani: Tunisia, Nigeria, Niger, Kenya, Etiopia e Mozambico.

«Gli innovatori hanno passato sette settimane in Italia tra la primavera e l’autunno scorsi: abbiamo incontrato grandi compagnie del settore dell’energia, manufatturiero e alimentare, ma anche start-up» spiega Pierluigi Leone, professore associato in ingegneria energetica del politecnico di Torino. Dopo la fase di progettazione, l’obiettivo è aprire un dialogo con il ministero degli Esteri e con l’Agenzia italiana di cooperazione per cercare di favorire il dialogo tra la cooperazione e il mondo dell’impresa.

«Il mio progetto è creare un hub nella scuola di ingegneri tunisini, e sfruttarlo in tutte le regioni del paese» spiega, Elyes Chabanne, ricercatore tunisino che ha partecipato al programma. «Sarebbe un modo di avere una piattaforma per riunire industriali, università e autorità pubbliche nello stesso posto. Questo luogo includerà dei fablab, l’industria 4.0, e tutto ciò che è energia rinnovabile, oltre big data e intelligenza artificiale».

Per il keniano Shadrack Kiprono, che si occupa di rinnovabili presso il ministero dell’Energia e del Petrolio della contea di Narok, l’idea è invece fornire un servizio di informazione agli agricoltori via sms. «In Kenya – spiega – l’agricoltura è un settore chiave in un paese in forte crescita demografica e dove quindi l’accesso al cibo diventa cruciale. Ma gli agricoltori devono far fronte a tante sfide. Ecco perché crediamo che debbano essere informati sulle tecniche moderne di coltivazione e sui fertilizzanti migliori da usare, su quando piantare e che cosa, e sulle variazioni metereologiche». «Noi – prosegue l’esperto – puntiamo a raccogliere queste informazioni e a renderle immediatamente disponibili tramite Sms sul cellulare».

«La Nigeria, il mio paese, ha un enorme bisogno di energia», gli fa eco Femi Oye, amministratore delegato della Green energy biofuels. «Abbiamo anche un grande potenziale agricolo, a fronte di fame diffusa. D’altro canto, lo sviluppo è forte: Lagos, ad esempio, si può definire la nuova Silicon Valley per la quantità di capitali che muove e di imprese che ospita. Ecco perché partiamo da digitizzazione e mobilità per agganciare la prossima rivoluzione industriale, e lo facciamo sviluppando mini-grid per la produzione di energia, favorendo anche la connettività».