Le notizie sull’arruolamento di giovani africani nell’esercito russo per combattere sul fronte ucraìno si stanno moltiplicando nelle ultime settimane e svelano una realtà rimasta pressoché nascosta lungo i quattro anni dall’invasione russa dell’ Ucraìna. Nigrizia ne aveva già parlato lo scorso anno, con particolare riferimento al Kenya, e il 19 febbraio ha sintetizzato l’intera vicenda Nello Scavo, giornalista dell’Avvenire intervistato da Nigrizia nel suo podcast settimanale Africa Oggi.
Due inchieste riaprono il caso
L’accelerazione delle notizie trae spunto da due inchieste approfondite a distanza di due mesi tra il dicembre dello scorso anno e il febbraio di quest’anno.
La prima dell’IFRI (Istituto francese di relazioni internazionali), pubblicata a metà dicembre, ricostruisce soprattutto i meccanismi del reclutamento; la seconda diffusa dal sito All Eyes on Wagner otto giorni fa pubblica per la prima volta un elenco nominativo di 1.417 africani per alcuni dei quali si è potuto accertare la morte.
Si tratta dei soldati per i quali si sono potute ottenere tutte le informazioni, ma le cifre reali, come da tempo va dicendo l’Ucraìna, sono ben maggiori.
In ogni caso è stato questo secondo rapporto a suscitare l’interesse e in qualche caso a spingere i governi a chiedere conto a Mosca dei loro connazionali.
Chieste spiegazioni a Mosca
Alcuni governi si erano prudentemente allertati già alla fine dello scorso anno, come nel caso del Sudafrica e del Kenya. Ma le ultime notizie hanno indotto i governi a insistere.
A Nairobi un rapporto dell’intelligence, in cui si parla di oltre mille reclutati, è stato presentato al parlamento e ha suscitato una vivace reazione e si prevede una missione a Mosca per un chiarimento.
A sua volta il governo della Nigeria si è indignato dopo che l’Ucraìna aveva divulgato la notizia del ritrovamento dei corpi di due combattenti nigeriani nel Donbass, uccisi da un attacco di droni ed entrambi reclutati l’estate scorsa nelle file dell’esercito russo.
Come si ricostruisce l’identità dei soldati
L’inchiesta sui nomi degli arruolati è partita dal recupero di alcuni file contenenti i dati delle reclute, compreso un elenco dei decessi. Da qui è iniziata la verifica degli elementi a disposizione, condotta soprattutto attraverso i social delle persone coinvolte che hanno permesso di avere la conferma o la correzione delle informazioni e di ricostruire alcune storie individuali.
Sapendo che si tratta di dati parziali, ma verificati, il rapporto di All Eyes on Wagner permette di avere un’idea generale del reclutamento. Il rapporto elenca 1.417 nomi di soldati arruolati, la cui età media è di 31 anni, con prevalenza di giovani tra i 18 e i 25 anni.
Gli stati di provenienza sono 35, ma 3 sono quelli più rappresentati in questa lista incompleta: in testa l’Egitto con 361, seguito dal Camerun con 335 e il Ghana con 234.
Inganni, ricatti e qualche convinzione ideologica
Dall’analisi delle storie individuali si completa il quadro dei metodi per il reclutamento e delle motivazioni. È il caso di Astou Ndiaye, un giovane senegalese andato in Russia per studiare e che poi è stato catturato al fronte dall’esercito ucraìno. La testimonianza dei suoi amici non sembra aver suscitato particolare interesse in Senegal.
Alcuni africani che si trovano già in Russia, per studio o perché irregolari, possono subire diverse forme di ricatto, come la prigione, il mancato rinnovo del permesso di soggiorno e l’espulsione.
Non mancano testimonianze, poche, di una adesione politico-ideologica alla mobilitazione da parte di giovani africani che la propaganda russa utilizza per nuovi reclutamenti.
La trappola del lavoro: visto, passaporto e fronte
Dalla prima inchiesta dell’IFRI si ricava infatti che la motivazione dei giovani africani è soprattutto economica. Diverse agenzie basate nei paesi africani offrono la promessa di opportunità di lavoro, con la possibilità di avere in tempi rapidi un visto accompagnato da un documento redatto esclusivamente in russo che dovrà essere consegnato all’arrivo.
Il viaggio e il costo del visto sono a carico dei candidati, una volta giunti in Russia viene loro tolto il passaporto e sono arruolati. Diverse infatti sono le forme di raggiro o di pressione che inducono i giovani a depositare una candidatura per un lavoro per poi trovarsi al fronte.
Dal novembre scorso un ordine del presidente Putin stabilisce che uno straniero tra i 18 e i 65 anni deve servire nell’esercito per sperare di avere un permesso di soggiorno o la naturalizzazione russa.
L’inchiesta mette in evidenza l’opacità delle reti di reclutamento, anche con la complicità di connazionali africani, e le mette in relazione con gli stranieri che sono al fronte dalla parte dell’Ucraìna. La Legione internazionale di difesa dell’ Ucraìna è formata infatti da volontari, è riconosciuta apertamente dal governo di Kyiv e ha uno suo sito per il reclutamento.
Quanto di compenso
Il pacchetto russo dell’arruolamento prevede di norma un primo compenso di circa 2.300 dollari al momento della firma del contratto, ma che secondo l’inchiesta più recente può raggiungere anche i 30mila dollari una paga mensile variabile dai 2.300 ai 2.500 dollari, un’assicurazione malattia e la possibilità di avere un passaporto russo per sé e la famiglia.
Una volta ingaggiati, gli africani transitano in un centro di addestramento militare e finiscono poi al fronte. Qui si trovano non di rado accanto a russi arruolati direttamente dalle prigioni e mandati a combattere senza un’adeguata preparazione.
Il bilancio dei morti
Le testimonianza e le cifre indicano chiaramente che gli africani costituiscono parte di quella carne da cannone lanciata sul fronte dai russi per sfondare le difese ucraine.
Un bilancio esaustivo non è ancora disponibile ma l’inchiesta di All Eyes on Wagner permette di capire le proporzioni della carneficina. Partendo dalla lista dei 1.417 africani identificati ha infatti stabilito la lista nominativa di 316 decessi al suo interno.
Confrontando la data d’ingaggio (firma del contratto) e quella della morte si scopre così che la media di sopravvivenza per un combattente africano è di circa 6 mesi, ma per una cinquantina è stata meno di un mese.
Il record di longevità al combattimento è di due soldati, uno dall’Egitto e l’altro del Benin, deceduti dopo 19 mesi al fronte. La nazionalità che ha sofferto di più è quella del Camerun, 94 caduti su 335 arruolati, seguita dal Ghana, 55 su 234, e dall’Egitto 52 su 361.
Sono cifre, va sottolineato ancora una volta, molto parziali ma che trovano riscontro in dati verificati.
Il programma Alabuga: donne africane nell’industria dei droni
Il quadro del reclutamento russo in Africa non è completo senza l’altra filiera, quella delle lavoratrici africane che lavorano nell’industria militare. Si tratta del programma Alabuga Start del complesso militare-industriale situato ad Alabuga, città della repubblica autonoma del Tatarstan a un migliaio di km a est di Mosca.
Il reclutamento è riservato unicamente a giovani donne tra i 18 e i 22 anni originarie della maggior parte dei paesi africani, ma nell’elenco ufficiale di 85 paesi ammessi figurano anche paesi dell’America latina e asiatici. L’offerta di lavoro prevede una formazione professionale, un corso di lingua russa, un compenso iniziale di 541 dollari, l’alloggio, l’assicurazione sanitaria, il trasporto aereo.
Dal momento del deposito della candidatura la procedura promette di essere rapida, due mesi, compreso uno stage per apprendere i fondamenti della lingua russa e una intervista online.
All’arrivo è previsto un esame medico completo per accertare eventuali malattie croniche; entro due mesi ci sarà la firma del contratto. Le possibilità di lavoro sono diverse, ma il complesso di Alabuga si caratterizza soprattutto per l’impianto di assemblaggio dei droni per scopi militari destinati al fronte ucraìno.
Questa opportunità si lega dunque direttamente allo sforzo militare russo di questi ultimi anni e malgrado le allettanti promesse del programma le esperienze sono di un altro tipo.
Condizioni di lavoro rischiose
Alcune testimonianze denunciano le condizioni di lavoro particolarmente rischiose e il non rispetto dei salari promessi. Il sospetto è quello del traffico di essere umani, e la scorsa estate il governo sudafricano ha messo in guardia le giovani donne sulla natura del programma e ha sospeso il sito di una giovane influencer che ne faceva la propaganda.
In maggio la Global Initiative Against Trasnational Organized Crime (Gi-TOC) aveva denunciato in un rapporto come quel programma di reclutamento servisse soprattutto a scopi militari e come venisse sfruttata la manodopera immigrata.
Notizie sulla realtà del programma erano già note ed erano state raccolte anche da Nigrizia. Il programma intanto prosegue – il sito è a tutt’oggi attivo – tra nuove prese di coscienza, ad esempio in Malawi, e nuove denunce sulle condizioni di lavoro.