La politica Obama in Africa
Dopo un anno alla Casa Bianca, i Democratici sembrano in parte confermare l’indirizzo di politica estera adottata dai predecessori in Africa. Il training militare, le forniture di armi ed equipaggiamenti,la presenza ‘indiretta’, tutto prosegue, discretamente, quanto, o quasi, come prima.

Ad un anno dall’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca, poco sembra essere cambiato negli indirizzi di politica estera degli Stati Uniti in Africa.
Africom (il comando militare statunitense per l’Africa), non trova ancora una sede formale nel continente, ma forse non ne ha neanche bisogno.

Pur mantenendo il quartier generale in Germania, gli Stati Uniti hanno, infatti, conservato, salda, la propria presenza militare a Djbouti, mentre un fiume di denaro destinato alla sicurezza inonda, per ragioni diverse, un po’ tutto il continente.

Intanto, nel Nord Africa, le pressioni del Dipartimento di Stato hanno portato Algeria, Mali, Mauritania e Niger a dar vita, lo scorso mese, ad un comando militare congiunto, con sede a Tamanrasset, 2800 km a sud di Algeri. Un coordinamento «indispensabile» secondo Washington, se si vuole contrastare la presenza di Al Qaeda nel deserto del Sahara, paradiso di milizie, contrabbandieri, trafficanti di armi e droga.

Secondo fonti algerine, a sorvegliare il confine comune sono già schierati 25 mila uomini, a cui si aggiungono 5 mila tuareg che conoscono perfettamente il territorio. Sempre l’Algeria auspica che il numero di militari assegnati alla sorveglianza cresca fino a triplicare nel 2012.

Lotta al traffico di droga e al terrorismo, due voci ben distinte nel bilancio statale americano, ma che sommate costituiscono centinaia di milioni di dollari destinati ad un fine comune, soprattutto nel Sahara.
La presenza militare “indiretta” degli Stati Uniti sembra proseguire dunque in sostanziale continuità con la politica della precedente amministrazione Bush.

«Una continuità nell’approccio statunitense in Africa che risulta maggiormente vera se si prendono in considerazione le spese militari richieste da Obama destinate ad Africom» dice Matteo Guglielmo, ricercatore dell’Università degli studi “L’Orientale” di Napoli e collaboratore della rivista di geopolitica Limes.

«Il budget richiesto per il 2011 ammonta a 38 milioni di dollari, più altri 45 per training militare e operazioni di assistenza ai programmi di anti-terrorismo» spiega Guglielmo, sottolineando il ruolo crescente Usa in questo ambito, soprattutto nel Corno d’Africa.

Nella regione del Sahel, proprio in queste ore, a proposito di training, circa 1.200 soldati statunitensi, europei e africani, sono impegnati dal 3 maggio in una serie di manovre militari congiunte nel deserto del Sahara. L’obiettivo è quello di rafforzare la capacità degli eserciti impegnati nella lotta contro Al-Qaeda nel Maghreb Islamico.

Si tratta di un’importante esercitazione condotta ogni anno dal 2005 sotto la supervisione americana di Africom. Le operazioni attraversano Senegal, Mali, Mauritania, Ciad, Nigeria e Marocco. Oltre a questi paesi, sono coinvolti gli eserciti di Algeria, Tunisia e di cinque paesi europei.

(L’intervista a Matteo Guglielmo ricercatore dell’Università degli studi “L’Orientale” di Napoli e collaboratore della rivista di geopolitica Limes, è stata estratta dal programma radiofonico Focus, di Michela Trevisan)