XVIII Conferenza mondiale sull’Aids
La lotta all’Aids rischia una brusca battuta d’arresto. La crisi economica mondiale costringe i governi a tagliare i fondi. Alla Conferenza mondiale sull’Aids in corso a Vienna si discute dei risultati raggiunti negli ultimi anni. Risultati incoraggianti che a causa dalla mancanza di finanziamenti rischiano di essere seriamente compromessi.

Il rischio di interrompere il sostegno finanziario alla lotta contro l’Hiv è il tema centrale della 18° conferenza internazionale sull’Aids inaugurata ieri a Vienna e dedicata al rispetto di uno degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio: combattere aids, malaria e tubercolosi entro il 2015. A causa della crisi che ha messo in ginocchio l’economia mondiale, però, oggi per la maggior parte dei paesi è diventato sempre più difficile continuare ad erogare fondi per finanziare i programmi di contrasto all’Aids.

 

All’evento a Vienna, organizzato dal “International Aids Society”, partecipano circa 20.000 persone tra studiosi, esperti, attivisti per i diritti umani e rappresentanti politici. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, inaugurando l’incontro con un intervento in videoconferenza da New York, ha lodato i progressi compiuti nella ricerca ma ha anche espresso preoccupazione per la possibilità che i governi taglino i fondi, compromettendo così i risultati raggiunti.

 

Il segretario dell’Onu chiede ai paesi ricchi di rinnovare il proprio impegno per garantire “salute e sviluppo per tutti”. Secondo Michel Kazatchkine, capo del Fondo globale per la lotta all’Aids, tubercolosi e malaria, nei prossimi tre anni per continuare a contrastare la diffusione del virus e a curare le persone malate dovrebbero essere stanziati 20miliardi di dollari. Il Fondo finanzia oltre 600 programmi in 144 Paesi poveri ma nell’ultimo anno, a causa della crisi economica mondiale, i finanziamenti ai programmi di cura e prevenzione sono diminuiti passando da 7,7 a 7,6 miliardi di dollari. Tra i paesi che hanno ridotto i propri contribuiti ci sono Germania, Canada, Francia, Irlanda e Olanda.

 

L’Italia, nonostante sia uno dei paesi che hanno voluto con forza la creazione del Fondo, non ha versato i contributi del 2009 e quasi sicuramente non verserà quelli del 2010 nonostante le promesse fatte dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, un anno fa in occasione del summit del G8 a L’Aquila. La denuncia è arrivata qualche settimana fa dall’Osservatorio Italiano sull’Azione Globale contro l’Aids. L’Osservatorio, formato da 21 organizzazioni non governative tra le quali ActionAid, Amref, Intervita, Cuamm, World Friends, ha ribadito l’invito al governo italiano a reperire i 130 milioni di euro da versare al Fondo.

 

“Le promesse non mantenute uccidono” era scritto su uno degli striscioni esposti in corteo dai manifestanti che protestavano contro le inadempienze dei governi del G8. Dall’inizio degli anni ‘80 ad oggi il virus dell’HIV ha contagiato 33,4 milioni di persone e ne ha ucciso oltre 25 milioni. La malattia si è diffusa in tutto il mondo ma la concentrazione maggiore è nei paesi africani dove, però, negli ultimi anni si sono registrati progressi. Infatti, secondo i dati presentati la settimana scorsa dall’Onu ad Accra, nella regione sub-sahariana l’incidenza dell’Aids dal 2001 al 2008 è calata del 17,4%.

 

Alla conferenza inaugurale di ieri alcuni ricercatori canadesi hanno presentato uno studio che conferma gli effetti positivi dell’accesso alle cure e della terapia trifasica. Cinque anni fa a Gleneagles in Scozia, i rappresentati del G8 si erano impegnati a garantire l’accesso universale alle cure entro il 2010 ma ancora oggi solo un terzo dei 15milioni dei malati hanno accesso alle terapie.

 

Tra le questioni che saranno discusse ci sono anche le politiche adottate dalle grandi case farmaceutiche rispetto ai paesi del Sud del mondo. È della scorsa settimana la notizia che le case farmaceutiche GlaxoSmithKline e Pfizer hanno creato una joint venture, la “ViiV Healthcare”, per consentire il rilascio dei brevetti e permettere la produzione dei farmaci generici in 69 paesi poveri, in particolare nei paesi dell’Africa sub-sahariana.

 

In occasione del vertice a Vienna anche Medici Senza Frontiere fa sentire la sua voce pubblicando il rapporto “The Ten Consequences of Aids Treatment Delayed, Deferred or Denied” (Le dieci conseguenze dei trattamenti contro l’Aids ritardati, rinviati e negati) esponendo i pericoli cui si va incontro se i paesi donatori dovessero tagliare ulteriormente i finanziamenti.