Campagna internazionale
Domani 8 settembre, in occasione della Marcia per la giustizia Agliana-Quarrata, prende il via la campagna “Dichiariamo illegale la Povertà – Banning Poverty 2018”. Un’iniziativa di numerose realtà della società civile con l’obiettivo di far approvare dall’assemblea dell’Onu una risoluzione che proclami l’illegalità di quelle leggi, istituzioni e pratiche sociali collettive che sono all’origine della povertà e che la alimentano.

La 19° Marcia per la giustizia, Agliana-Quarrata (Pistoia), che si terrà domani – organizzata da La Casa della Solidarietà Rete Radié Resch, Libera, Università del Bene Comune e Ass. Monastero del Bene Comune – sarà l’occasione per lanciare una campagna internazionale a dir poco coraggiosa: “Dichiariamo illegale la Povertà – Banning Poverty 2018”.

Ad illustrare la campagna interverranno: Bruno Amoroso, economista; Luigi Ciotti, Fondatore Gruppo Abele e presidente Libera; Robin Couture, presidente collettivo “Pour un Québec sans pauvreté” (Canada); Antonello Mangano, scrittore, fondatore di terrelibere.org; Riccardo Petrella, Università del Bene Comune; Antonietta Potente, teologa e religiosa delle suore Domenicane.

Promossa da un consistente numero di realtà della società civile, tra cui Nigrizia, la campagna prende il via in Italia ma si articolerà in vari paesi. Come funzionerà? Intanto avrà come “guida” un corposo rapporto (che verrà presentato sempre domani), curato da Riccardo Petrella e Bruno Amoroso, che va ad analizzare che cosa significa povertà e con quali pratiche può essere sconfitta.

Spiega Petrella: «Poveri non si nasce, lo si diventa. La povertà è un “prodotto” della società. Piuttosto che di poveri bisogna parlare di impoveriti. Negli anni ’50-’80 i paesi scandinavi sono riusciti a creare delle società senza poveri, perché lo hanno voluto e perché hanno creduto nell’uguaglianza tra tutti i cittadini rispetto al diritto ad una vita umana decente. Negli Stati Uniti, invece, il numero di impoveriti non ha cessato di crescere (oggi supera i 50 milioni su 300) perché si tratta di una società che crede nell’ineguaglianza “naturale” tra i cittadini anche rispetto ai diritti umani e sociali formalmente riconosciuti».

E quindi, tra quest’anno e il 2018, la campagna promuoverà in diversi paesi azioni di lotta alla povertà per mettere fuorilegge le cause strutturali che la generano e che alimentano processi di impoverimento di interi popoli.

«Si tratta – spiegano i promotori – di identificare e eliminare, abrogare, correggere le principali leggi, istituzioni, pratiche sociali e collettive principali che fabbricano la povertà in negazione della giustizia economica e sociale, della vita democratica e dei diritti di cittadinanza».

Fino ad arrivare, nel 2018, 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, a domandare all’assemblea generale delle Nazioni Unite, di approvare una risoluzione nella quale si proclami l’illegalità di quelle leggi, istituzioni e pratiche sociali collettive che sono all’origine e alimentano la povertà nel mondo.