DIRE DIO INDIGENO – MARZO 2020
Eleazar López Hernández

Durante il III incontro latinoamericano di teologia india tenutosi nel 1997 a Cochabamba, in Bolivia, i fratelli messicani di lingua nahuatl ci hanno fatto pregare con un testo preispanico trasmesso oralmente di generazione in generazione, che contiene la più antica prospettiva teologica del loro popolo. Assumendolo come espressione della nostra spiritualità, ci siamo immediatamente sentiti in sintonia, poiché in esso abbiamo sentito sia il profondo anelito dei nostri rispettivi popoli sia i contenuti fondamentali della proposta cristiana.

La preghiera parla di Dio che ha quattrocento nomi (venti volte venti = numero infinito) ma, come punto di partenza, è Ometéotl (Dio nella dualità), cioè Padre-Madre universale, che dà origine a tutta la vita umana e cosmica; questo è l’inizio e la fine di tutto ciò che esiste, che ci accompagna sempre, si prende cura di noi e lavora per noi per darci sicurezza; diventa povero, nostro servitore e si manifesta nel fertile grembo della Madre Terra.

Dio è comunione e ci invita a vivere uniti a Lui-Lei, in comunione con i nostri simili e in armonia con l’universo, perché ci ha creati per essere uniti e per lavorare con Lui-Lei alla nuova creazione. Ecco perché, come afferma il Popol Vuh, il testo sacro dei Maya, siamo co-creatori e co-formatori insieme a Dio. Questa è la nostra più grande dignità: Dio si fida e conta su di noi per sostenere la storia, per dare significato e pienezza alla vita in questo mondo di Anahuac e nell’intero universo divino di Cemanáhuac.

Gustiamo allora, nelle sue diverse componenti, questo bellissimo testo teologico della preghiera Ometéotl.

Ometeotl, nostro degno padre Dio, nostra degna dea madre, hai quattrocento nomi, sei l’inizio e la fine di tutto, creatore e protettore, accompagni tutta la nostra vita, soffri e gioisci con noi, lavori e ti sacrifichi, ti prendi cura del mondo e converti per il nostro bene, le forze opposte della natura. Ti apparteniamo. Questo ci dà sicurezza. Grazie!

Diventi povero, umile, servo, ci dai il nostro sostentamento. Sei saggio, penetri nella parte più profonda del cuore di donne e uomini, dove nessuno può entrare. Sei presente nella natura con un volto determinato e appoggi il ventre profondo su Madre Terra. Ti servi di diversi mezzi perché possiamo vivere uniti a te, in comunione tra noi e in armonia con il mondo.

Sei presente qui e ora. Sei il fiore dell’esistenza e della vita in pienezza. Sei il Signore e la Signora della speranza realizzata, della parola praticata e della terra florida. Permettici di essere i tuoi collaboratori, lavorando insieme alla nuova creazione.

Sei comunione. Mantienici in comunione. Dai senso e pienezza alla nostra vita, perché vuoi il bene di tutti. Abbi cura di noi, riconciliaci, ricostruiscici. Fidati di noi per sostenere la storia. Siamo il tuo popolo, i tuoi servi, pronti a scalare la montagna per passare dal nostro Anahuac al tuo Cemanáhuac”.

Omoteotl
E’ il nome di Dio nella concezione mesoamericana. Padre e madre, sintesi di cielo e terra, di umano e divino. Non domanda asservimento e riverenza, ma collaborazione, in quanto non solo l’uomo ha bisogno di lui, ma Lui ha bisogno dell’uomo. L’uomo è ‘co-creatore’, e la natura appare come un’opera comune di Dio e dell’uomo, di cui restano entrambi responsabili.

All’interno di tale prospettiva teologica, l’essere umano si configura come sacramento della presenza di Dio, che, con il suo lavoro, dà armonia al mondo e alla sua vita. Dio non abita pertanto i templi, ma vive dentro l’uomo.

Questa teologia è in sintonia profonda con il messaggio cristiano e con la sua teologia dell’incarnazione, la visione di un Dio che prende carne umana. Lungo il sentiero dell’umanizzazione di Dio e della divinizzazione dell’uomo.