LAAS GEEL, UN TUFFO NEL NEOLITICO – DOSSIER DICEMBRE 2017

Potrebbe diventare un santuario laico, Laas Geel. Un patrimonio dell’umanità che l’Unesco avrebbe già potuto riconoscere, se solo il Somaliland esistesse come stato.

Arrivare a Laas Geel è una specie di caccia al tesoro. In aereo si fanno quattro tappe: Addis Abeba (Etiopia), Gibuti (capitale dell’omonimo stato), Berbera e Hargeisa (Somaliland). E poi, dopo 55 chilometri di asfalto e alcuni chilometri di pista in mezzo al nulla, ecco comparire Laas Geel, che significa “il pozzo dei dromedari”. Un tempo era un’oasi, ma l’acqua non c’è più e sono rimaste solo rocce, qualche acacia e pochi altri arbusti.

Rifacciamo il percorso. Arrivare ad Addis Abeba dall’Italia è davvero semplice. La capitale etiopica, sede dell’Unione africana, è in grande espansione e vi si coglie una specie di sviluppo “militarizzato”: il modello di riferimento è la Cina; e infatti sono i cinesi a costruire la metropolitana di Bole Road, la strada che dall’aeroporto porta direttamente al centro della città.

La prima tappa della caccia al tesoro prevede si debba fare il visto per entrare nello “stato che non c’è”, il Somaliland.

Dopo il collasso della Somalia nel 1991 e la guerra civile, il Somaliland, regione del nordovest, si è autoproclamata indipendente, si è data delle istituzioni e vive una condizione di semi-autonomia.

Non c’è da preoccuparsi per il visto, perché l’Etiopia, insieme a Gibuti e Sud Sudan, è uno degli stati che riconoscono il Somaliland, o, meglio, che mantengono relazioni diplomatiche stabili e certe, anche se non ufficiali con Hargeisa, capitale amministrativa. Ci si reca nella piccola “ambasciata” del Somaliland e in una mattinata si ottiene il visto. Il Somaliland è lontano da Mogadiscio sia in termini geografici che sociopolitici, tanto che non pochi somali che hanno lasciato il paese (molti stabilendosi nel Regno Unito) stanno tornando o progettando di tornare.

Con il visto in mano, si vola a Gibuti, con scalo a Dire Daua. Di passaggio a Gibuti, non si può non notare una certa circolazione di qat, una droga legale da questa parti, un’erba euforizzante che, se masticata in dosi industriali, dovrebbe dare l’effetto delle anfetamine. Alla dogana, si può avere qualche intoppo per l’attrezzatura fotografica (specie per i giornalisti), nessun problema invece per il qat che viene offerto a militari e funzionari dai passeggeri in transito.

Gibuti è l’ultimo luogo dove si può bere una birra, mangiare del cibo internazionale, andare a messa in una chiesa… Da Berbera in poi, solo acqua o bibite analcoliche e carne di capra e cammello. Berbera è un importante porto sul Mar Rosso, punto di entrata dei prodotti di importazione, soprattutto dall’Arabia Saudita, e valvola per il commercio estero della dinamica Etiopia, in concorrenza proprio con Gibuti. In quest’area, il governo del Somaliland sta cercando di sviluppare il turismo nonostante la mancanza di investimenti stranieri e la sostanziale assenza di cooperazione internazionale.

Transumanze

Arrivati ad Hargeisa, la capitale, ecco la sorpresa: alberghi, internet point e telefonia mobile che…
Leggi l’intero dossier e gli altri articoli di approfondimento e analisi. 

Abbonati alla nuova edizione della rivista mensile, cartacea o digitale! 

Foto gallery: 

1) Un piccolo mercato in una via centrale di Hargeisa. 

2-3-5): La quotidianità della capitale del Somaliland. 

4) Hargesia. Il mercato dei cammelli, che in realtà sono dromedari. 

6) Il check point che annuncia l’arrivo a Berbera, porto sul Mar Rosso, seconda destinazione dell’export dell’Etiopia dopo Gibuti.

Copyright 2021 © Nigrizia - Tutti i diritti sono riservati