Costa d'Avorio / Grand Bassam
Ieri gli estremisti islamici di al-Qaida nel Maghreb Islamico (Aqmi) hanno attaccato la località balneare di Grand Bassam in Costa d'Avorio, provocando 16 vittime, di cui 4 occidentali. Un attentato che arriva dopo quelli in Mali e Burkina faso. Segno che ora il gruppo terroristico sta spostando la sua azione dal Sahara sempre più a sud nel continente.

L’attentato di ieri a Grand Bassam, la stazione balneare della capitale Abidjan, rivendicato da al-Qaida nel Maghreb Islamico (Aqmi), ha fatto secondo il bilancio ufficiale 14 vittime civili, di cui 4 occidentali, due militari e sei terroristi, oltre a decine di feriti. Almeno due terroristi sarebbero ancora in fuga. Si tratta del primo colpo del terrorismo internazionale nel paese, peraltro da tempo in preda a violente tensioni interne a causa della passata guerra civile non ancora interamente assopita.

Dall’Algeria al Sahel
La strategia di Aqmi appare dunque sempre più chiara: dopo essere nata nel nord dell’Algeria, l’organizzazione terrorista, che non aderisce al gruppo Stato Islamico (Is), è stata a lungo circoscritta al Sahara, ed ora vuole proiettarsi sempre più a sud, nel Sahel, dove ha colpito in Mali (novembre 2015) e Burkina Faso (gennaio 2016). Ma con l’attentato a Grand Bassam, i terroristi hanno raggiunto l’Africa tropicale. Difficile immaginare che abbiano semplicemente attraversato armi in pugno tutto il paese e abbiano percorso da nord a sud i 700 km dalla frontiera col Burkina per giungere nei pressi della capitale. Il sistema di sicurezza era stato rafforzato nella capitale, senza contare gli sbarramenti della gendarmeria lungo le principali strade del paese. Si capirà qualcosa di più quando sarà rivelata l’identità degli attentatori.

Come Sousse
La modalità con cui sono arrivati sulla spiaggia di Grand Bassam ha fatto subito pensare all’attentato nel giugno dello scorso anno alla località balneare di Sousse in Tunisia, quando i terroristi erano arrivati dal mare. Nel caso di ieri si tratta di una scelta dettata da una perfetta conoscenza delle vie di comunicazione. La strada che unisce Abidjan a Grand Bassam, una quarantina di km è sempre molto trafficata, poiché porta all’aeroporto, ma lo è soprattutto la domenica quando la borghesia della capitale si sposta per popolare alberghi e ristoranti disseminati lungo la striscia di sabbia sull’oceano oltre la laguna. Proprio per attraversare la laguna è necessario passare non solo nel centro di Grand Bassam, ma anche sull’unica via di accesso, un ponte solitamente trafficato e preceduto da un intenso mercato. La via più diretta e veloce è dunque il mare, tanto più che ai lati della stazione balneare vi sono km di costa disabitata e poco sorvegliata.

Possibili obiettivi
Non sembra che la comunità straniera fosse il principale obiettivo. Agli attentatori, che dovevano conoscere il posto, non sarà sfuggito che la località è frequentata in primo luogo dalla ricca borghesia della capitale, tanto più che era l’ora di pranzo. Gli stranieri, anche nei momenti di maggior afflusso come durante le vacanze estive o invernali, sono una netta minoranza. La capienza degli alberghi e il loro standard non sono all’altezza del grande turismo internazionale. Inoltre al di là degli alberghi, la spiaggia è molto frequentata dalle famiglie e da una lunga e continua sequela di venditori e venditrici ambulanti (arachidi, stoffe, frutta tropicale, artigianato). Non stupisce che ci siano anche loro tra le vittime. Hanno colpito tre alberghi vicini, quelli più centrali e grandi, gli stessi che si incontrano venendo dal ponte, girando poi a sinistra sulla stretta strada, con larghe fasce di sabbia ai suoi lati, che danno accesso agli alberghi.

Sicurezza sotto accusa
Non lontano dal luogo dell’attacco, ma in posizione più arretrata rispetto alla spiaggia e agli hotel, si trova il Museo di Grand Bassam, dove era in visita una delegazione americana. Tenuto conto anche di questo particolare, ciò che veramente stupisce è che le forze di sicurezza abbiano impiegato un paio d’ore, un tempo incredibilmente lungo, prima di intervenire. Eppure la base aerea vicino all’aeroporto dispone di elicotteri, che non sono stati impiegati, a pochi minuti dal luogo dell’attacco. Nel paese è già polemica per quella che appare come una grave falla nel sistema di sicurezza.

Nella foto in alto un membro delle forze di sicurezza ivoriane pattuglia la spiaggia di Grand Bassam dopo l’attacco (Fonte: Reuters/Joe Penney)