Somalia
Anche se i territori sotto il controllo degli estremisti islamici si riducono progressivamente, sotto la pressione dalle forze della missione Amisom, la loro capacità di agire è ancora forte. Lo dimostrano i frequenti attentati delle ultime settimane.

Numerosi attentati terroristici particolarmente preoccupanti sono stati realizzati dal gruppo qaedista Al-Shabaab in Somalia nel corso delle ultime settimane.

Il primo, e più sanguinoso, è stato sferrato il giorno di Natale e ha avuto come obiettivo la base principale dell’Unione Africana nella capitale somala. La base si trova nelle vicinanze dell’aeroporto, in un luogo particolarmente ben difeso e sede di numerose altre organizzazioni internazionali e ambasciate occidentali. Vi sarà costruita anche la nuova ambasciata italiana. Almeno otto persone sarebbero riuscite a penetrare nel controllatissimo compound, alcune delle quali indossando divise militari. Nell’attacco, secondo fonti della missione di pace Amison, nove persone sono rimaste uccise, sei delle quali civili, mentre tre militanti di Al-Shabaab sono stati arrestati.

L’obiettivo, secondo la rivendicazione del gruppo terroristico, sarebbe stata una festa di Natale che si stava svolgendo nella base. In una rivendicazione audio postata sul suo sito, il portavoce di Al-Shabaab, Sheikh Ali Mohamud Rage, afferma che l’attacco è una rappresaglia per l’uccisione, lo scorso settembre, del capo del gruppo, Ahmed Abdi Godane, durante un bombardamento aereo americano.

Pochi giorni prima dell’attacco di Natale un’autobomba era stata lanciata contro un convoglio dell’Onu, nella stessa zona dell’aeroporto, uccidendo tre persone. L’attacco era avvenuto pochi minuti dopo l’ingresso del presidente somalo all’interno nell’area protetta.

Il 4 gennaio un’altra autobomba, che aveva come target ufficiali della polizia di sicurezza nazionale somala, ha fatto quattro morti, tutti civili secondo il portavoce della polizia stessa, Mohamed Yusuf, e numerosi feriti. In questo caso, la rivendicazione di Al-Shabaab diceva che l’obiettivo erano militari favorevoli agli Stati Uniti.

Questi ripetuti attacchi nel cuore stesso della capitale, da cui sono stati espulsi già nel 2011 dei militari dell’Amison che sostiene il governo voluto dalla comunità internazionale, dimostrano che il gruppo è ancora forte e capace di organizzare azioni complesse, a partire dal territorio controllato, che pur si riduce progressivamente sotto l’incalzare della forza di pace.

Anche nelle sue roccaforti Al-Shabaab porta avanti azioni dimostrative pesanti. Il 7 gennaio, l’agenzia Afp ha dato notizia di quattro esecuzioni pubbliche, per fucilazione, nella piazza di Bardhere, affollata da centinaia di persone. I quattro giustiziati sarebbero stati spie al soldo della Cia, dell’intelligence etiopica e della polizia di sicurezza del governo somalo. I quattro, portati davanti al tribunale islamico, avrebbero reso piena confessione e sarebbero stati condannati a morte. L’esecuzione potrebbe essere correlata ai recenti raid aerei americani, in cui sarebbe rimasto ucciso il capo dell’intelligence di Al-Shabaab, Abdishakur Tahlil, insieme ad altri due militanti.

L’ipotesi che, con l’eliminazione di Godane, il gruppo si sia sfaldato e abbia perso molta della sua capacità, si è rivelata, per ora, errata, così come si è dimostrata non risolutiva la soluzione militare scelta dalla comunità internazionale fin dal 2006, con il supporto all’intervento dell’esercito etiopico nel paese seguito dalla formazione della forza di pace. 

Il sostegno al lentissimo processo di stabilizzazione del paese non può che essere politico e di formazione delle capacità amministrative, di governo e di controllo del territorio. L’Italia, che ha sempre avuto un ruolo diplomatico importante nell’area e in Somalia in particolare, ha ripreso l’iniziativa con la decisione di riaprire l’ambasciata, chiusa dal 1991, e con la nomina di un nuovo ambasciatore, Fabrizio Marcelli.

Nella foto in alto, alcuni militanti di Al-Shabaab. (Fonte: Reuters)