CAF Champions League 2018
Fischio d’inizio stasera per la più prestigiosa sfida calcistica per club del continente, quest’anno all’insegna dei debuttanti.

Se è vero che – come diceva Helenio Herrera, il leggendario tecnico della grande Inter che in Marocco ha cominciato la carriera da calciatore – in Africa “gli osservatori guardano sotto le pietre negli angoli più poveri”, allora come oggi non esiste terreno di caccia migliore per farlo della CAF Champions League, la competizione calcistica per club più prestigiosa del continente.

Ciò giustifica l’interesse dei principali club europei verso una manifestazione istituita nel 1964, ma disputata con formula simile alla sorella del vecchio continente solamente a partire dal 1997, giunta nel frattempo alla cinquantaquattresima edizione, pronta a scattare oggi pomeriggio con la sfida tra gli esordienti botswani del Township Rollers e quelli ugandesi del Kampala City Concil.

Non un caso, se si pensa che quella di quest’anno sarà un’edizione all’insegna delle debuttanti, ben quattro: come i “Popa-Popa” e i “Kasasiro Boys”, i guineani dell’Horoya, termine che in arabo significa libertà, e gli swalizandesi – ora eSwatiniani – dello Mbabane Swallows, balzato all’onore delle cronache a gennaio per l’assassinio in circostante misteriose del presidente Victor Gamedze, hanno messo per la prima volta le bandierine delle rispettive nazioni sulla mappa della CAF Champions League, centrando così un risultato storico.

Dopo essersi sbarazzati nella fase preliminare dei più quotati tanzaniani dello Young Africans, i Township Rollers dell’uomo d’affari Jagdish Shah, che in passato ha cercato invano di privatizzare il club, non si sentono per nulla appagati e vogliono continuare a sognare. L’allenatore, il serbo Nikola Kavazovic, vola alto: “Vogliamo diventare un gigante del Continente. Se non proprio dell’Africa, almeno di quella meridionale”. Non sarà comunque semplice, dal momento che un sorteggio piuttosto sfortunato li ha collati nel gruppo A, con gli egiziani dell’Al-Ahly dell’astro nascente Walid Azarou e i tunisini dell’Espérance Tunisi.

Quello tra questi due colossi del continente, più volte vincitori in passato ed entrambi già aritmeticamente campioni dei rispettivi tornei domestici, infatti, è ormai considerato un grande classico del calcio africano, essendosi incontrati negli ultimi anni un po’ a tutti i livelli della competizione: in semifinale nel 2010, ai quarti l’anno scorso e addirittura in finale nel 2012. La spuntarono i Diavoli Rossi, espugnando l’Olimpico di Radès dopo aver pareggiato 1-1 al Cairo, e dedicando il trionfo ai 72 tifosi ahlawi deceduti nella tragedia di Port Said qualche mese prima.

Per forza di cose, quindi, oltre a quelli sportivi, la gara, la seconda in Egitto a venire disputata a porte aperte dopo i drammatici fatti del 2012, avrà un significato simbolico dominante: allo stadio Burg El Arab di Alessadria saranno presenti sugli spalti anche i parenti delle vittime di quella tragedia.

L’Al-Ahly, la squadra più titolata del calcio africano, parte in pole position anche stavolta, ma le rivali non mancano. I Diavoli Rossi del Cairo – che la settimana scorsa sono tornati a perdere un derby con lo Zamalek dopo undici anni di vittorie e sono stati sorprendentemente eliminati dalla Coppa d’Egitto per mano del modesto Alassiouty – dovranno guardarsi le spalle soprattutto dai Mamelodi Sundows, col morale a mille dopo essere stati incoronati campioni sudafricani per la terza volta (l’ottava complessivamente) sotto la guida del carismatico Pitso Mosimane e grazie alle prodezze della stellina Percy Tau, già in odore di Europa.

Pericolosi sono anche i marocchini del Wydad Casablanca, che li hanno beffati nella finale dell’anno scorso, e i congolesi del Mazembe, che in molti ricorderanno per la finale del Mondiale per Club persa con l’Inter di Rafa Benitez nel 2010, e per il proprietario del club, il tycoon minerario Moïse Katumbi Chapwe, costretto a vivere in esilio perché inviso al presidente Joseph Kabila di cui è stato a lungo alleato in passato.