INCONTRI E VOLTI – MARZO 2018
Alex Zanotelli

Padre Alberto Modonesi era un amico e un grande comboniano. Tra poco avrebbe compiuto 76 anni, è morto di cancro lo scorso febbraio a Brescia. Ci siamo incontrati e abbiamo parlato a lungo per l’ultima volta in ottobre, in occasione del Festival della missione ospitato nella città lombarda.

Ero molto legato ad Alberto. Abbiamo compiuto un tratto di strada insieme in Sudan, ma posso dire che, anche lontani, abbiamo condiviso gli stessi ideali. Ci siamo incontrati nel 1967 a El Obeid, una città in pieno deserto 500 km a sud di Khartoum, la capitale del Sudan. Io insegnavo lì da un anno, al Comboni College, e lui che conosceva l’arabo e aveva studiato islamologia in Libano, era stato chiamato per il lavoro pastorale in varie località del vicariato.

È stato un periodo molto bello. Per entrambi era l’inizio dell’esperienza missionaria ed eravamo immersi nello spirito del Vaticano II, che sprigionava la voglia di giustizia e pace. Ma questo nostro entusiasmo è andato in rotta di collisione sia con il pronunzio che con l’arcivescovo di Khartoum.

Il sinodo dei vescovi del 1971 verteva sul tema della giustizia. Noi volevamo che venissero denunciate sia la piaga della guerra nel sud e sia la drammatica situazione complessiva del paese. Non c’è stato verso. E allora attraverso un altro comboniano, padre Renato Bresciani, siamo risusciti a far arrivare sulla sedia di ogni vescovo una lettera in cui denunciavamo i massacri che avvenivano nelle regioni meridionali.

L’arcivescovo di Khartoum ci ha risposto in pieno sinodo, smentendo completamente la nostra lettura della realtà. Non solo, ha fatto pressione sul vescovo comboniano mons. Cazzaniga, un uomo straordinario, perché fossimo allontanati dal paese e destinati ad altro incarico. Il vescovo gli rispose per iscritto, sostenendo che noi due stavamo lavorando seriamente dalla mattina alla sera e che avevamo il diritto di manifestare le nostre idee.

Nel 1973 ho lasciato il Sudan per specializzarmi in arabo e il governo ne ha approfittato per togliermi il permesso d’ingresso. Mentre Alberto ha continuato il suo lavoro di immersione nel mondo arabo fino al 1994, lavorando un po’ dappertutto. Dal 1994 al 2002, ha dato una mano al Dar Comboni al Cairo per l’insegnamento dell’arabo e la comprensione della cultura musulmana.

Aveva una forte empatia verso il mondo islamico, tanto che molti comboniani lo chiamavano “il musulmano”. Sono convinto che sull’islam abbia fatto dei passi che pochi comboniani hanno saputo fare. Ha cercato di capire questa cultura fino a innamorarsene, e si è fatto amare dalla gente. Credo che assomigli al missionario che papa Francesco descrive così bene nell’Evangelii gaudium.

Nell’ultima sua lettera del Natale scorso, si legge: «I medici mi hanno detto che l’incontro finale con il Padre dovrebbe essere prima del Natale 2018. Ho una grande voglia di spiccare questo salto nelle sue braccia. Lui ora sorregge il mio incedere un po’ instabile, cerca di mettere le mie mani nelle mani del fratello o della sorella che soffre più di me. A volte non può far altro che prendermi in braccio tergendomi le immancabili lacrime».

Sono grato che il Signore me l’abbia dato come compagno di viaggio.

El Obeid
Capitale dello stato del Kordofan settentrionale, con 420mila abitanti, è stata fondata nel 1821 dai pascià dell’Egitto Ottomano. Situata in una fertile oasi. È stata ed è uno snodo carovaniero e commerciale. È collegata alla capitale da una linea ferroviaria e da una strada. Possiede un aeroporto e una università.

 

Vicariato
Il vicariato apostolico di El Obeid fu eretto il 10 maggio 1960 da papa Giovanni XXIII; il 12 dicembre 1974 il vicariato apostolico è stato elevato a diocesi da papa Paolo VI. Dal 13 febbraio 2017 è vescovo mons. Yunan Tombe Trille Kuku Andali. Nel 2013, la diocesi contava 90.000 battezzati su 9.000.000 abitanti