Tanzania
Duecento stregoni e medici tradizionali sono stati arrestati in Tanzania nel tentativo di fermare gli omicidi di persone affette da albinismo uccise per compiere rituali. Il governo di Dar es Salaam prova la stretta, ma i dati sono inquietanti. Ora incombe il pericolo che vengano usati come merce da potenti e politici, i principali colpevoli.

Catturati, uccisi e fatti a pezzi come animali. Da decenni gli albini della Tanzania vivono nel terrore, anche se il governo ha aumentato la stretta contro i responsabili di tali crimini. Il 5 marzo scorso quattro persone sono state condannate a morte perché ritenute colpevoli dell’uccisione di una donna albina di 22 anni. Il marito della ragazza, assieme ad altre tre persone, le ha tagliato le gambe e la mano destra, assalendola all’improvviso mentre stava cenando nel suo villaggio nel 2008. Altri 13 assassini di albini attendono in carcere, nel “braccio della morte”, d’essere giustiziati.
Dal 1994 la Tanzania ha instituito una “moratoria di fatto” sulla pena di morte, ma stavolta sono le stesse organizzazioni per i diritti umani a chiedere l’esecuzione delle sentenze. «Vogliamo che tutti i condannati per aver ucciso persone con albinismo siano impiccati senza indugio, per inviare un messaggio forte, e cioè che questi attacchi non saranno più tollerati» ha dichiarato il presidente della Tanzania Albinism Society (Tas), Ernest Kimaya, all’agenzia di stampa Reuters, poco dopo quest’ultima sentenza del tribunale.
Nonostante il rinnovato impegno del governo per combattere questa piaga – che il presidente Jakaya Kikwete ha definito «disgustosa e di grande imbarazzo per la nazione» – mutilazioni ed omicidi non si sono fermati. L’ultima vittima è un bambino di 6 anni, Baraka Cosmas Rusambo, a cui è stata tagliata una mano solo pochi giorni fa. Il padre, sospettato d’essere stato l’esecutore della mutilazione, è stato arrestato con altre cinque persone.

Macabri rituali
L’albinismo è una condizione genetica ereditaria che causa la totale assenza di pigmentazione di pelle, occhi e capelli, e sembrerebbe legata alla consanguineità. Colpisce in Tanzania una persona ogni 1.400, mentre in Occidente il rapporto è di solo 1 su 20.000. Rapimenti, uccisioni e mutilazioni di queste persone, in particolare bambini, sono legate all’uso di parti del loro corpo per produrre pozioni che garantirebbero potere, successo e denaro. In alcune regioni si ritiene che i capelli di albini, tessuti nelle reti, portino alla cattura di molto pesce, in altre si crede che le gambe di albini portino ricchezza e denaro. In altre ancora, si pensa che dormire con un albino curi l’Aids.

Il caso della Tanzania
L’utilizzo di parti del corpo è una pratica diffusa in alcuni Paesi dell’Africa orientale (Malawi e Burundi in particolare), ma è la Tanzania a detenere il record di queste “uccisioni rituali”: ufficialmente almeno 80 morti dal 2000 ad oggi, ma il numero potrebbe essere più alto, in quanto sono spesso i famigliari stessi a vendere agli assassini i parenti albini. Il divieto di praticare la stregoneria, imposto dal governo di Dar es Salaam lo scorso gennaio, ha comunque portato all’arresto, il 6 marzo, di 32 stregoni. È notizia di ieri poi che altre 225 persone, praticanti la medicina tradizionale senza licenza, sono finite in manette nel corso di una nuova serie di blitz effettuati dalle forze dell’ordine nei giorni scorsi.

Dati allarmanti
I prezzi variano in rapporto alle parti del corpo utilizzate e si aggirano attorno ai 600 dollari, mentre l’intero corpo costa circa 75.000 dollari, secondo i dati diffusi il 9 marzo scorso dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Dati allarmanti, in quanto evidenziano un significativo aumento di questa attività criminale. Negli ultimi sei mesi, infatti, almeno 15 persone – tra cui molti bambini – sono stati uccisi, rapiti o mutilati nell’Africa dell’Est. Omicidi su commissione, ordinati dagli stregoni tanzaniani a gang criminali che a volte si muovono anche oltre confine, nei paesi limirofi, per rapire e uccidere, anche se la maggior parte delle aggressioni avviene nel nordovest della Tanzania, nelle regioni attorno al Lago Vittoria.

Colpevoli potenti
Ma i veri responsabili di questa catena di morte e terrore sono persone con denaro, ricchi stranieri (per lo più asiatici), ma più spesso uomini di potere, politici locali. Non a caso lo stesso Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani si è detto preoccupato e teme ulteriori attacchi nei confronti di albini, in vista delle elezioni generali del 1 ottobre 2015 (Kikwete non potrà ricandidarsi alla presidenza dopo aver completato i due mandati), quando i politici si batteranno per il potere. Il recente aumento delle violenze contro questi africani dalla pelle bianca potrebbe, dunque, essere legato al maggior ricorso da parte di alcuni politici, alla stregoneria, per ottenere più probabilità di successo. Ne è convinto Ernest Kimaya, secondo cui «esiste un legame tra le elezioni e l’aumento delle aggressioni agli albini».
Dal punto di vista politico è comunque incoraggiante il fatto che nel Parlamento tanzaniano siedano anche due ministri albini: un uomo, Al-Shymaa Kway-Geer, e una donna, Salum Khalfani Bar’wani. Politici che hanno posto la “questione albina” ai più alti livelli di discussione politica e che lavorano a stretto contatto con numerose organizzazioni internazionali anche per ottenere un radicale cambiamento culturale. Cancellando così la discriminazione e l’isolamento di cui gli albini sono ancora vittime.