Nord Africa
I ministri degli esteri dei due paesi si sono incontrati nella capitale algerina. Non accadeva dal 2003, mentre le frontiere sono chiuse dal 1994. Si parte dal rilancio della cooperazione economica. Programmati nuovi incontri a cadenza semestrale.

È la «rinascita» delle relazioni tra Algeria e Marocco. Così il ministro degli esteri algerino Mourad Medelci ha definito la visita ad Algeri (23 e 24 gennaio) del suo omologo Saad Eddine Othmani (foto). Si tratta della prima visita all’estero del neo ministro, tra i responsabili del partito islamico moderato Giustizia e Sviluppo (Pjd), e la prima nella capitale algerina di un capo della diplomazia marocchina dal 2003.

Un segnale forte per la stampa dei due paesi maghrebini, divisi dalla spinosa questione del Sahara Occidentale ma anche da un ventennio di accuse e sospetti reciproci. È dal 1994 che la frontiera terrestre tra i due paesi è chiusa, da quando Rabat accusò i servizi segreti di Algeri di essere dietro ad un attentato compiuto contro un hotel di Marrakesch. Le autorità marocchine decisero di introdurre il visto d’ingresso per gli algerini. Algeri rispose con la chiusura delle frontiere.

Almeno ufficialmente, i due argomenti caldi sono stati abilmente evitati durante questa visita. «Partiamo da quelle questioni che riscuotono il consenso dei due paesi», ha dichiarato Othmani, ricevuto anche dal presidente della repubblica Abdelaziz Bouteflika. «Per quanto riguarda i punti di divergenza, ha aggiunto, saranno affrontati in modo trasparente».

Dello stesso parere anche la parte algerina. «Certo le frontiere saranno riaperte un giorno», ha detto il ministro degli affari africani e maghrebini, Abdelkhader Messahel. «La questione delle frontiere deve essere affrontata nel quadro di una visione globale», gli ha fatto ecco Medelci, sottolineando che oggi, entrambi i paesi, hanno «la volontà forte» di dare «un nuovo impulso alle relazioni bilaterali in tutti i settori».

E allora via con il rilancio della cooperazione economica per tentare di dare nuova vita a quell’Unione del Maghreb Arabo (Uma), creata nel 1989 ma di fatto bloccata proprio a causa delle tensioni tra i due paesi. Una paralisi che, secondo le stime del Fondo monetario internazionale, fa perdere ai cinque stati dell’Uma – Algeria e Marocco, Tunisia, Mauritania e Libia – circa 100 miliardi di dollari all’anno.

Risorse fondamentali in un momento in cui la crisi economica in Europa sta facendo vacillare la cooperazione con la sponda sud del Mediterraneo, segnata anche dagli stravolgimenti politici della “Primavera araba”. «Siamo coscienti che ci sono stati dei cambiamenti in certi paesi dell’Uma, ha dichiarato il responsabile della diplomazia del regno, cambiamenti in grado di offrirci una migliore opportunità per appianare gli ostacoli ad un’integrazione maghrebina».

Questa visita è «un primo passo». Le autorità dei due paesi si incontreranno ogni sei mesi per portare avanti il lungo processo di riavvicinamento. Intanto, il prossimo 17 febbraio si terrà a Rabat un vertice dell’Uma dedicato alla sicurezza della regione, segnata dalle violenze di Al-Qaida per il Maghreb islamico.