Algeria

Al termine di un processo che non ha precedenti nella storia dell’Algeria, un tribunale militare ha condannato oggi il fratello dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, Said, e i suoi tre co-imputati a 15 anni di carcere.

Said Bouteflika (nella foto) – considerato il vero detentore del potere dopo l’ictus che colpì il fratello nel 2013 – è stato processato insieme a due ex capi dell’intelligence e a una leader politica. Tutti e quattro erano accusati di “attentato all’autorità dell’esercito” e di “complotto contro lo stato”. L’accusa aveva chiesto per tutti la pena massima di 20 anni di carcere.

Pena massima che è stata comminata invece in contumacia all’ex ministro della Difesa ed ex capo dell’esercito Khaled Nezzar, a suo figlio Lotfi, e a Farid Benhamdine, direttore della società farmaceutica algerina.

Said Bouteflika, i due ex capi dell’intelligence Mohamed Médiène (detto Toufik, per 25 anni alla testa del DRS) e il suo successore Athmane Tartak, e Louisa Hanoune, la leader del Partito dei Lavoratori, sono stati arrestati a maggio, poche settimane dopo le dimissioni, il 2 aprile, dell’anziano e malato presidente, in seguito a proteste di massa iniziate il 22 febbraio. Proteste che continuano, per chiedere una reale svolta democratica e l’uscita di scena dell’élite al potere.

In carcere restano altri influenti uomini politici e d’affari legati al regime, tra i quali anche l’ex primo ministro Ahmed Ouyahia.

Il 16 settembre il presidente ad interim Abdelkader Bensallah aveva annunciato la convocazione di elezioni presidenziali il 12 dicembre. (Jeuneafrique)

Foto AP / Sidali Djarboub