Algeria-Emirati: è Guerra Fredda nel Nordafrica
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La Guerra Fredda che scuote il Nordafrica
Algeria all’angolo: la strategia di accerchiamento degli Emirati
La rottura con la Somalia è solo l'inizio: ora è Algeri a denunciare l'ingerenza di Abu Dhabi, accusato di minacciare la sicurezza e l'integrità nazionale attraverso alleanze trasversali con Marocco, Israele, Libia e i paesi golpisti del Sahel
23 Gennaio 2026
Articolo di Luciano Ardesi
Tempo di lettura 5 minuti
Immagine generata dall'intelligenza artificiale

La crescente invadenza politica e militare, oltreché economica, degli Emirati Arabi Uniti nel Nordafrica e nel Corno d’Africa suscita nuove reazioni. Ora è la volta dell’Algeria dopo quelle della Somalia, che aveva interrotto qualsiasi rapporto con gli Emirati e che con Egitto e Arabia Saudita ha vietato lo spazio aereo ai cargo emiratini. 

Va notato che le tensioni tra i vari protagonisti nella regione non hanno però impedito a Egitto, Qatar, Arabia Saudita e Turchia di sottoscrivere insieme agli Emirati Arabi Uniti, di cui sono rivali, il Board of Peace voluto da Trump ieri a Davos.

La fine dell’idillio: l’eredità di Bouteflika al tramonto

In Algeria si moltiplicano ormai da settimane i segnali di un’insofferenza sempre più marcata nei confronti degli Emirati che fa ipotizzare anche una rottura delle relazioni diplomatiche tra i due paesi.

Non c’è solo, come per altri governi, la preoccupazione per il ruolo di Abu Dhabi sul versante nordorientale del’Africa, ma l’accusa di ingerenza negli affari interni, compresi quelli nei paesi che confinano con l’Algeria.

Questa crisi tra i due paesi rompe così i buoni rapporti che si erano stabiliti nel ventennio della presidenza Bouteflika, durante il quale gli Emirati avevano investito in diversi settori economici, dalle infrastrutture all’immobiliare.

Ad Abu Dhabi si rimprovera il sostegno che avrebbe dato al Movimento per l’autodeterminazione della Cabilia (MAK) che il 16 dicembre ha proclamato l’indipendenza della regione a maggioranza berbera.

Guerra dell’informazione

L’accusa si trascina da tempo e alimenta lo stato di tensione, anche se nel maggio scorso proprio la rete emiratina Sky News Arabiya aveva ospitato un’intervista al giornalista algerino Mohamed Belghit nella quale negava l’identità kabila dell’Algeria perché frutto dei servizi segreti francesi e israeliani. Questa idiozia storica è costata al giornalista l’arresto, mentre la tv pubblica ENTV accusava ancora una volta gli Emirati, definiti “mini stato artificiale”, di complottare contro l’unità del paese.

Il triangolo con Marocco e Israele

Al fondo della crisi con gli Emirati c’è soprattutto la loro politica con i paesi confinanti con l’Algeria, principalmente il Marocco, gli stati del Sahel e la Libia. In questi tempi in cui l’Algeria vive un isolamento diplomatico soprattutto nella regione, senza contare la crisi delle relazioni con la Francia, il sentimento è quello di un accerchiamento di cui Abu Dhabi sarebbe uno dei principali fautori.

Il punto di rottura è stato nel 2020 l’adesione degli Emirati agli Accordi di Abramo con i quali, insieme al Bahrein e qualche mese più tardi il Sudan e il Marocco, veniva riconosciuto Israele. L’adesione del Marocco agli Accordi ha poi aperto la strada del riconoscimento della marocchinità del Sahara Occidentale da parte degli USA, allo scadere della prima presidenza Trump.

L’aspetto più grave è stato il fatto che gli Emirati non solo riconoscono la sovranità marocchina ma nel novembre 2020, primo stato arabo a compiere il passo, aprono un consolato a El Aiun, capitale del Sahara Occidentale occupato dal Marocco.

Da allora l’Algeria non ha smesso di denunciare quella che considera una triangolazione ai suoi danni tra Marocco, Israele e gli Emirati. Rabat ha stretto i rapporti con gli Emirati come dimostra la recente visita del re Mohammed VI ad Abu Dhabi in novembre, anche per implicarli sempre nello sfruttamento economico dei territori occupati, dove hanno già fatto investimenti.

La spaccatura in Libia e nel Sahel

La politica nei confronti della Libia è un altro motivo di contrasto poiché gli Emirati appoggiamo il maresciallo Haftar, l’uomo forte che governa a Bengasi e a cui forniscono un aiuto militare, come dimostra anche una recente intercettazione di armi. Algeri sostiene invece il governo di Tripoli.

Per l’Algeria la preoccupazione maggiore viene dalla lunga frontiera che condivide con la Libia e che dopo la caduta di Gheddafi non ha più trovato stabilità. Infiltrazioni di gruppi terroristi, contrabbando di armi e merci, traffico di essere umani sono tutti fattori destabilizzanti per Algeri, anche se in questi 15 anni di caos libico l’esercito algerino è riuscito a gestire con successo i rischi della situazione.

Ciò che invece l’Algeria non riesce a perdonare a Abu Dhabi è il sostegno ai militari in Mali che l’ha estromessa da una regione per lei particolarmente sensibile. Con la costituzione nel 2023 dell’Alleanza degli stati del Sahel (AES), che oltre al Mali comprende il Niger e il Burkina Faso, l’Algeria ha visto degradarsi rapidamente le relazioni con questi paesi.

La crisi si è acutizzata dopo che Algeri ha abbattuto un drone alla frontiera del Mali, ne sono seguite accuse e polemiche che hanno portato al ritiro dell’ambasciatore maliano ad Algeri, seguito in virtù dell’alleanza tra i paesi saheliani da quelli del Niger e del Burkina Faso. Algeri ha reagito meccanicamente in base al principio di reciprocità e ora i rapporti sono al livello più basso. 

La sfida dei gasdotti

Bamako ha dichiarato nullo l’accordo di pace di Algeri che aveva portato nel 2015 a porre le premesse per la composizione del conflitto tra il governo di Bamako e i movimenti indipendentisti tuareg.

La crisi con i paesi del Sahel, e soprattutto col Niger, mette in causa anche il progetto algerino di costruzione di un gasdotto transahariano, alternativo al progetto accarezzato dal Marocco e che, sempre partendo dalla Nigeria, dovrebbe portare il gas lungo la costa dell’Atlantico.

L’Algeria teme quindi l’isolamento e nuove turbolenze alle sue frontiere meridionali, tanto più che Abu Dhabi è implicata in una serie di relazioni poco trasparenti che pongono il problema di fino a dove vorrà estendere la sua influenza in Africa.

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