Algeria

Continua in Algeria il giro di vite della magistratura nei confronti di potenti uomini politici e d’affari legati al regime del deposto presidente Abdelaziz Bouteflika. Ieri la Corte suprema ha incarcerato l’ex primo ministro Abdelmalek Sellal (nella foto), il secondo ex capo del governo imprigionato in due giorni.

La Corte ha successivamente ordinato la detenzione dell’ex ministro del Commercio Amara Benyounes per presunto coinvolgimento in corruzione, secondo quanto riportato da Ennahar TV. Benyounes, che ha servito sotto Sellal da aprile 2014 a luglio 2015, è anche il leader del partito filogovernativo Movimento popolare algerino.

Sellal è invece indagato per “corruzione e spreco di fondi pubblici”, tra le altre cose. E’ stato interrogato giovedì scorso da un giudice investigativo in merito a casi relativi allo spreco di denaro pubblico, abuso di potere e favoritismi, ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale algerina APS, senza fornire ulteriori dettagli.

L’uomo, 70 anni, è stato incarcerato ventiquattro ore dopo l’ex primo ministro Ahmed Ouyahia, figura politica di spicco, costretto a dimettersi a marzo. E’ la prima volta che nel paese nordafricano un ex premier viene arrestato per reati economici e finanziari.

Ouyahia, 66 anni, è coinvolto, insieme a una decina di altri funzionari ed ex funzionari di alto livello, in un’inchiesta relativa all’uomo d’affari Mahieddine Tahkout, vicino a Bouteflika. In arresto da mercoledì sera, con accuse legate alla stessa inchiesta, c’è anche Abdelghani Zaalane, ex ministro dei Lavori pubblici.

In manette mercoledì è finito anche il generale in congedo ed ex candidato presidenziale Ali Ghediri, posto in custodia cautelare dopo essere comparso davanti ai giudici del tribunale civile di Dar El Beida. Le ragioni dell’arresto rimangono ancora sconosciute.

Dalla fine della presidenza Bouteflika, la giustizia algerina ha aperto una serie di inchieste per corruzione che coinvolgono alte cariche pubbliche. I capi d’imputazione, riportati dal magazine online Jeuneafrique, sono riciclaggio, trasferimento di beni ottenuti attraverso la corruzione, spreco di fondi pubblici, abuso di potere volontario al fine di accordare privilegi illeciti, conflitto di interessi con violazione di procedure in materia di mercati pubblici a vantaggio del potere e dell’influenza di agenti dello Stato, incitamento di funzionari pubblici a sfruttare la loro influenza reale o supposta con lo scopo di beneficiare di privilegi indebiti. Le pene, per questi reati, vanno da due a dieci anni. (Al Jazeera / Dire)