In Algeria i libri nel mirino del regime: dal caso Oussedik a Daoud
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I saggi sull’identità culturale algerina e sulla difficoltà a elaborare il trauma del “decennio nero” infastidiscono le autorità. Dopo i casi di Boualem Sansal e Hédia Bensahli, altri due autori sotto accusa
In Algeria i libri nel mirino del regime: dal caso Oussedik a Daoud
Interrotta ad Algeri la presentazione del libro della sociologa Fatma Oussedik con l’immediata chiusura della libreria delle Belle-Arti, mentre dalla Francia lo scrittore Kamel Daoud fa sapere di essere stato condannato a tre anni di carcere per il suo romanzo “Houris”, vincitore del premio Goncourt
23 Aprile 2026
Articolo di Nadia Addezio
Tempo di lettura 5 minuti
La sociologa algerina Fatma Oussedik e il suo ultimo libro

Può un errore tipografico bastare a chiudere una libreria? In Algeria, può diventare il pretesto. Il 18 aprile, le autorità algerine irrompono nella Librairie des Beaux-Arts, ad Algeri, mentre si sta tenendo la presentazione del libro “Les identités rebelles, repenser sa propre histoire” della sociologa Fatma Oussedik. Sequestrano le copie e ordinano la chiusura immediata dello spazio.

Secondo la Biblioteca nazionale, la Koukou Éditions, editrice del libro, avrebbe inserito un codice ISBN errato sulla copertina e non avrebbe effettuato il deposito legale, cioè l’obbligo per editori e produttori di consegnare copie delle loro pubblicazioni a istituzioni pubbliche.

In effetti, la casa editrice in questione ha ammesso di aver assegnato un codice ISBN errato al momento della stampa delle prime 100 copie. Avevano riprodotto il codice di un loro titolo precedente durante l’impaginazione. Sul deposito legale, la Koukou fa presente che le copie erano uscite dalla tipografia il 16 aprile.

In quello stesso giorno, degli agenti in borghese, funzionari del fisco e rappresentanti del ministero della Cultura, si erano recati nella libreria e avevano chiesto l’annullamento della presentazione del libro di Oussedik. Sempre giovedì, la casa editrice aveva informato il ministero della Cultura che il deposito sarebbe avvenuto lunedì 20, il primo giorno lavorativo.

Ma per le autorità erano trascorse meno di 48 ore tra la stampa e l’inserimento dei dati. La reazione avrebbe dovuto essere una sanzione amministrativa, invece si è proceduto con l’interruzione della presentazione e l’ordine di chiusura per un mese della Beaux-Arts.

Il Mzab e il pluralismo identitario

Non sembra però si tratti solo di violazioni normative. “Le identità ribelli” ripercorre la storia e la sociologia della valle del Mzab, nella regione di Ghardaïa, nella parte centro-settentrionale del paese. Nel cuore del Sahara algerino, il Mzab ha preservato la lingua mozabita, una lingua appartenente al macrogruppo della lingua tamazight, parlata dalle popolazioni amazigh, note comunemente come “berbere”. E il culto ibadita, la terza via dell’islam.

Nella sua pubblicazione, la sociologa Oussedik esamina gli scontri avvenuti negli anni 2000 tra la comunità mozabita e la comunità chaamba (arabofona e malikita, il culto sunnita praticato maggiormente in tutto il Nordafrica). Secondo Oussedik, il conflitto tra le due comunità non dovrebbe essere ricondotto solo a tensioni culturali e identitarie.

Piuttosto, andrebbe letto alla luce della profonda crisi politica e sociale che attraversava l’Algeria in quegli anni e che, nel caso del Mzab, ebbe ricadute in termini di competizione economica tra comunità, sfiducia nello stato e nella sua capacità di intervento e mediazione. L’ex presidente Abdelaziz Bouteflika, infatti, più che sanare le rivalità, le esasperava, contribuendo all’intolleranza e al rifiuto dell’altro.

Il libro di Oussedik mira, invece, con la sua ricerca accademica, a valorizzare il pluralismo e conciliare le numerose identità che compongono il mosaico culturale algerino. “Per me non esiste un’unica identità, ma piuttosto molteplici identità”, scrive la sociologa in una lettera agli studenti pubblicata dal media indipendente Twala.

Eppure, la pubblicazione ha ricevuto una serie di messaggi ostili sui social che accusano la sociologa e la casa editrice di riferimento di “fomentare il separatismo, minare l’unità nazionale e incitare agli scontri tra comunità”. Queste reazioni ricordano quelle scatenate lo scorso anno dal libro “L’Algérie juive: l’autre moi que je connais si peu” (Algeria ebraica: l’altro me che conosco così poco) della scrittrice franco-algerina Hédia Bensahli. La presentazione del libro di Bensahli provocò la chiusura per sei mesi della nota casa editrice Frantz Fanon.

Da una censura all’altra

“Considero quanto accaduto stupido e incomprensibile. Deploro in particolare la chiusura per un mese della libreria des Beaux-Arts”, scrive nella stessa lettera Oussedik. Lo spazio è stato riaperto il 21 aprile. In un comunicato stampa, la Koukou Éditions ha dichiarato che l’errore era stato corretto e che il deposito legale era stato completato. Tuttavia aggiunge: “La professoressa Fatma Oussedik deve ancora riottenere il diritto di incontrare i suoi lettori”.

Questa vicenda, che sa tanto di repressione culturale e di pensiero, va anche oltre i confini nazionali. Ieri, lo scrittore franco-algerino Kamel Daoud, residente in Francia, ha fatto sapere sul suo profilo X di essere stato condannato a tre anni di carcere e a una multa di 5 milioni di dinari algerini (oltre 32mila euro).

Il motivo: il suo romanzo “Houris”, pubblicato nel 2024 e vincitore del premio Goncourt. Nel libro, Daoud affronta il trauma del “decennio nero” e la difficoltà ad elaborarlo. Prova ne è la “Carta per la pace e la riconciliazione nazionale” che, invece di contribuire alla pacificazione sociale, ha permesso l’impunità alle forze di sicurezza e l’amnistia ai militanti islamisti, entrambe le parti responsabili di atrocità e sparizioni forzate.

Proprio a fronte di questa legge, entrata in vigore nel 2006, Daoud è stato condannato. Ha così commentato l’evento: “Il testo punisce il dibattito pubblico sulla guerra civile. Dieci anni di guerra, quasi 200mila morti secondo le stime, migliaia di terroristi amnistiati… E un unico colpevole: uno scrittore”.

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