È stata aperta questa settimana la linea ferroviaria che collega il giacimento di ferro di Gara Djebilet, nel sudovest del Sahara algerino, alla città di Orano sul Mediterraneo.
Il passo decisivo è stata l’inaugurazione da parte del presidente algerino Abdelmadjid Tebboune della tratta di 950 km che unisce la miniera di ferro alla città di Bechar, dove si fermava la ferrovia costruita fin dai tempi della colonizzazione e rinnovata per l’occasione nel corso dell’ultimo decennio.
Una nuova leva strategica
Il governo algerino esalta la nuova opera che si proietta nel Sahara. La ferrovia sahariana da strumento di saccheggio delle risorse naturali durante la colonizzazione diventa leva strategica per lo sviluppo del paese. Il primo ministro algerino Sifi Ghrieb, salutando l’acquisizione del primo treno minerario in arrivo a Orano, qualifica l’Algeria “terra benedetta” dalle risorse naturali.
Scoperta negli anni ’50 – quando era in corso la lotta di liberazione algerina (1954-62) e la Francia era disposta a cedere sull’indipendenza a condizione di tenere per sé il Sahara, dove era già stato scoperto il petrolio – per l’Algeria la miniera di ferro di Gara Djebilet è stato un frutto proibito per quasi 70 anni.
Da 4 anni si sfrutta la miniera
L’inizio dello sfruttamento della miniera è iniziato solo nell’estate di quattro anni fa, in seguito alla decisione di realizzare uno degli investimenti più importanti nella storia del paese. La miniera, le cui riserve sono stimate in 3,5 miliardi di tonnellate, è tra le più importanti dell’Africa, anche se lontana nei numeri dalla miniera guineana di Simandou anch’essa appena avviata. Si estende su 40mila ettari ed è suddivisa in tre siti, di cui solo uno è per il momento in esercizio. Da qui il minerale grezzo verrà convogliato al treno minerario attraverso un nastro trasportatore lungo 1,5 km.
Una ferrovia lunga quasi mille km
La prima sfida è stata costruire il tratto di 950km in pieno Sahara e nel tempo record di 24 mesi, anticipando l’apertura del tratto, prevista per questa estate. L’opera è stata realizzata da un consorzio misto col gruppo cinese CRCC, e ha comportato anche opere di notevole impegno come un viadotto di oltre 4km per superare il letto di un fiume disseccato (ued) ma che può drammaticamente gonfiarsi d’acqua.
Il vantaggio di essere una miniera a cielo aperto, tuttavia, è controbilanciato dal fatto di avere un alto tenore di fosforo e necessita, dunque, di essere preventivamente trattato prima di ottenere i prodotti finiti, facendo aumentare i costi di produzione.
Obiettivo: 50 milioni di tonnellate entro il 2050
Secondo i dati forniti dal governo al momento dell’inaugurazione, l’obiettivo immediato è di produrre 8 milioni di tonnellate di minerale di ferro, 20 milioni entro il 2030 per raggiungere i 50 milioni entro il 2040. Le tappe del progetto prevedono la costruzione di quattro unità di trattamento lungo la ferrovia: a Béchar (20 milioni di tonnellate), a Naâma, sugli altopiani del sudovest (30 milioni di tonnellate di prodotti semifiniti) e, infine, nei complessi industriali del distretto di Bethioua, a una quarantina di chilometri da Orano – Tosyali e AQS (Algerian Qatari Steel) – dove il minerale già trattato verrà ulteriormente lavorato e stoccato anche in vista dell’esportazione.
Diversificare dalla dipendenza dagli idrocarburi
L’interesse per l’Algeria è superare la dipendenza dall’esportazione di gas e petrolio e diversificare quindi le fonti di divise straniere. Non solo. È anche quello di ridurre drasticamente, a breve, le importazioni di materiale ferroso per i suoi impianti siderurgici.
Inoltre, l’investimento, di circa 20 miliardi di dollari nel suo complesso e su più anni, consentirà di creare oltre 15mila nuovi posti di lavoro, per quella che viene definita dai quotidiani algerini una politica di sovranità siderurgica e industriale.
Prevista anche una centrale solare
Nella regione di Gara Djebilet è prevista la realizzazione di una centrale solare da 200megawatt, che alimenterà anche la città di Tindouf, in piena esplosione urbana. A questo proposito il nuovo tratto ferroviario Gara Djebilet – Bechar si è dotato anche di un treno passeggeri tra Tindouf e Bechar inaugurato contemporaneamente al treno minerario, e che potrà circolare fino a 160km/h. Un’altra sfida per lo sviluppo delle regioni sahariane e per la città di Tindouf nei cui pressi sono installati, da oltre 50 anni, i campi profughi della popolazione sahrawi fuggita dall’occupazione marocchina.
Terra disputata tra Algeria e Marocco
A questo proposito, la realizzazione della ferrovia e lo sfruttamento della miniera di Gara Djebilet nel Sahara algerino al confine col Marocco ci ricordano che questa regione è stata al centro della disputa tra il Marocco e l’Algeria appena diventata indipendente. Sul confine tra Bechar e Tindouf si è infatti combattuta la breve “guerra delle sabbie” nel 1963.
Nella lunga ricerca di un’intesa, i due paesi raggiungeranno nel giugno 1972 un accordo sui confini, accompagnato da quello sullo sfruttamento condiviso proprio della miniera di Gara Djebilet, che di quei confini era il frutto più prezioso.
L’accordo - ratificato dall’Algeria l’anno successivo, mentre Rabat nel 1992, dopo la creazione nel 1989 dell’Unione del Maghreb Arabo (UMA), mai veramente decollata – prevedeva una società mista algero-marocchina per la messa in valore della miniera e la costruzione di una linea ferroviaria fino a un porto sull’Atlantico, non identificato.
L’occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco nel 1975 doveva mettere fine definitivamente a quel progetto.